Le 13 cose

recensione di francesca chiappalone

Autore: Alessandro Turati
Prezzo: € 12.00
Pagine: 112
Edizione: NEO.

C’è un miscuglio che si crea nella pancia leggendo questo libro. L’eco di qualche risata, l’amaro, la mancanza di una persona, unica tenerezza che si tocca tra incontri surreali e disfattismo di prima scelta. Un ricordo, una barzelletta, il sapore della birra Birra, che, anche se non te la sei bevuta, è entrata nel cervello a forza di sentirla stappare e poi bere dal nostro protagonista.
Alessio, per questioni di morte e di poca voglia di vivere forse, si trova davanti a situazioni grottesche, persone che non c’entrano nulla e che in qualche modo deviano la quotidianità alla quale è abituato, quella fatta di lattine, di libri, di sonno e bestemmie.
Vive a pochi metri dalla casa di una bambina, Aida, che insieme a Tanaquilla, la cagna di Alessio, troverà un angolo nella sua vita, perché tanto vale sfidarne due di solitudini invece che solo la propria. Accanto a loro c’è il bosco, quello oscuro ma che ti fa anche nascondere, e tanta terra che li separa dal paese, “il posto adatto per seppellire mignotte o incontrare Biancaneve seminuda, squartata e rivolta nell’erba con un torsolo insalivato a pochi passi dalla gonna”.
Insieme alle sue donne, una bambina e un cane, si troverà davanti un senza tetto che va a vivere nella sua casa, un vicino che non parla, un cadavere ma soprattutto il ricordo di quella ragazza che ha amato e che purtroppo non c’è più.
Forse la cosa che più colpisce e che crea il posto nello stomaco per tutto quel garbuglio, é il fatto che lui, Alessio, questo povero pazzo con un cane, lo senti parlare ancora prima di “leggerlo”. Sembra che è vicino a te, accucciato come la sua compagna, a raccontarti una storia. Che poi è la sua. Sarà per la prima persona, perché salta da un discorso all’altro non curandosi per nulla dei tempi, del senso, del tono appropriato da usare.
Alessandro Turati è bravo. Non ti fa perdere troppo tra i suoi pensieri montagne russe e ti fa sentire umano nonostante lo schifo. Rimbalza da un pensiero a quella che potrebbe essere una visione ma poi ritorna sempre a quello che ti vuole raccontare.
C’è sporcizia, disordine nella testa, in cucina, una malinconia che viene custodita e un senso dell’umorismo che salva dall’impotenza e dall’infelicità.
Poi, alla fine, restano le domande, la voglia di birra Birra, la scusa per un sorriso e per una bestemmia tutta tua, la vicinanza con un trentenne che sembrava essersi seduto là per qualche ora.
Neo non delude. Dimostra di essere una di quelle case editrici che evita i pacchetti già collaudati e che cerca l’alternativa.

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