SIMPLE SIMON (I rymden finns inga känslor)

recensione di alessandro zorro zorzetto

Regia: Andreas Ohman
Produzione: Svezia
Interpreti: Bill Skarsgard, Martin Wallstrom, Susanne Thorson
Durata: 85′

Visto durante il Nordic Film Fest tenuto a Roma (3-6 maggio 2012), Simple Simon spicca tra gli altri film per la sua freschezza e originalità, pur trattando un argomento abbastanza pesante come può essere la sindrome di Asperger. Si narra infatti la storia di Simon, ragazzo diciottenne affetto da Asperger, e di suo fratello Sam. Il rapporto tra i due è ottimo, fino a quando Simon non viene lasciato dalla ragazza e ciò porta alla rottura di tutti gli schemi esistenziali alla quale Simon era legato. Per tornare alla normalità Simon decide di trovare una nuova ragazza al fratello, pur non sapendo nulla dell’amore e avendo non pochi gap da colmare con il resto della società.

Come già Ben X (2007 – Nic Balthazar) cercava di fare anni fa, usando un linguaggio giovane e una storia dura, anche Simple Simon vuole portare alla ribalta il “problema” degli Asperger, che poi problema non è. Le persone colpite da questa sindrome infatti hanno solo bisogno di alcuni schemi prevedibili e programmi ben delineati per riuscire a collaborare con il resto delle persone. Tanto è vero che qui non è Simon ad essere aiutato, bensì è lui che dà una mano (a modo suo) al fratello. Il risultato è una commedia dai toni leggeri e sereni che, pur facendo riflettere, lascia ampi margini a risate e buon umore.

Il protagonista è interpretato da Bill Skarsgard, figlio del più noto Stellan (solo nell’ultimo anno al cinema con Thor, Melancholia, Uomini che odiano le donne, The Avengers) molto bravo e credibile nel ruolo di Simon e pronto al passaggio hollywoodiano. La regia è affidata al debuttante Ohman (anno ’85) e i risultati sono ottimi. Anche grazie ad un montaggio molto vivo e alternativo e ad una fotografia lontana degli standard nord europei, la pellicola scorre piacevole e ricorda a tratti alcuni passaggi dell’esilarante Scott Pilgrim vs. the world. Intendiamoci, non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro, eppure in qualche modo se ne sentono degli echi, forse mero frutto fumettistico generazionale.

A completare il prodotto si aggiunge una piacevolissima colonna sonora, composta da artisti indie e pop (direi del tutto sconosciuti in Italia) come Maia Hirasawa, Lykke Li, Loney,dear , Miss Li, Salem Al Fakir, Ane Brun e The Embassy.

Due curiosità. Il titolo originale tradotto letteralmente vorrebbe dire “Nello spazio non ci sono sentimenti” anche se poi sarà il protagonista stesso a smentire questa affermazione. Infine, nel 2011 questa pellicola era stata selezionata per rappresentare agli Oscar la Svezia nella categoria Miglior Film Straniero. Non avrà vinto, tuttavia ne consiglio vivamente la visione. (impresa ardua, lo so, dato che non è mai stata distribuita in Italia nemmeno una copia…)

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