EVA

recensione di daniele papa

Regia: Kike Maíllo
interpreti principali: Claudia VegaDaniel BrühlMarta EturaAlberto Ammann
produzione: Spagna 2011
durata:94’

 

Un film spagnolo di fantascienza suona un po’ come un ossimoro: forse per questo mi ha incuriosito questo film del 2011 che ha proposto una storia di fantascienza con un budget milionario. Eva, infatti, è ambientato nel 2040 e parte da un format già visto e rivisto: in questo futuro, che poi così lontano non è, l’ingegnere cibernetico Alex torna all’università dove ha studiato e insegnato perché vogliono commissionargli un progetto speciale, vale a dire la creazione di un robot bambino con un’intelligenza emotiva. Incontrerà poi Eva, la figlia del fratello, che prenderà come modello per costruire tale robot, non sapendo che questa simpatica bambina un po’ saputella nasconde un segreto, che io non vi svelerò, naturalmente, anche se secondo me ci arrivate da soli.

Insomma, niente di nuovo all’orizzonte, eppure un buon prodotto. Prima di tutto è da apprezzare il volersi cimentare in un genere prerogativa dell’industria statunitense, confrontandosi con ottimi effetti speciali (degni di nota, i titoli di testa, inseriti in un viaggio all’interno del processore di un robot), ma, allo stesso tempo, un’opera di fantascienza molto all’europea, tanto che alla fine risulta più un film drammatico con qualche vago elementi sci-fi. Mi aspettavo un remake di quell’orribile polpettone che è stato A.I. di Spielberg, ma fortunatamente non è stato così: il regista, infatti, non si è soffermato sulla classica dicotomia uomo-macchina, dove i robot con i sentimenti sono lo specchio dell’umanità che li ha prodotti, ma la declina sempre sul sentimentale, avventurandosi in desideri di paternità e un triangolo amoroso.

Quella che quindi poteva essere un elemento potenziale e originale del film, devo però ammettere che invece segna la sua debolezza: il film infatti risulta, nel complesso, poco accattivante, e il ritmo della trama subisce una certa lentezza che non tiene incollato lo spettatore a una storia  che pur è avvincente. Questa mancanza di un vero climax narrativo finisce poi per mortificare un’ottima regia che mostra non pochi virtuosismi: insomma, quello che io ho avvertito è che ci fosse qualcosa di là dal testo narrativo che il regista avrebbe voluto rappresentare, e ha provato a suggerirlo riuscendoci solo a metà, e la sensazione rimane ancora più forte ascoltando l’ultima frase del film che recita malinconica “dimmi che cosa vedi quando chiudi gli occhi”. Ecco, io chiudendo gli occhi non ho visto tanto, eppure di solito con l’immaginazione viaggio parecchio.

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