GET LOW

recensione di adelaide spadafora

regia: Aaron Schneider
sceneggiatura: Chris Provenzano, C. Gaby Mitchell
produzione: USA/Germania/Polonia 2009
interpreti principali: Bill Murray, Robert Duvall, Lucas Black, Gerald McRaney, Sissy Spacek.
durata: 100′
festival: presentato alla 27° edizione del Torino Film Festival
premi: Torino Film Festival miglior attore ex equo a Robert Duvall e Bill Murray

«Se c’è una cosa buona di Chicago, è che la gente sa come morire».

Il film racconta la vera storia di Felix “Bush” Breazeale (Robert Duvall) un vecchio burbero e scorbutico che da quarant’anni ha scelto di vivere isolato dal resto del mondo in una casa tra i boschi del Tennessee. Le storie indicibili che circolano in paese sul suo conto lo rendono un personaggio malvisto e da cui tenersi alla larga. Un fitto alone di mistero accompagna il signor Bush che in tutti questi anni non ha fatto nulla per recuperare i rapporti con la gente del luogo, né per svincolarsi dalle terrificanti etichette che nel tempo gli hanno affibbiato.
L’isolamento verrà interrotto nel momento in cui deciderà di andare in paese in compagnia della sua mula, del suo inseparabile fucile e di un’unta mazzetta di soldi, deciso ad organizzare il suo funerale. Quello che Bush vuole però è un funerale da vivo: una grande festa per celebrare la sua morte (non ancora avvenuta) in cui invitare a partecipare tutti coloro che hanno una storia da raccontare su di lui. Si affida così al bizzarro impresario di pompe funebri Frank Quinn (Bill Murray) che dopo un primo momento di perplessità, convinto anche dalla mazzetta di soldi offerta da Bush, deciderà di aiutarlo.
Del vecchio Bush sappiamo poco, nessuno ha mai il coraggio di raccontare quello che sa su di lui. Un cartello a lettere cubitali invita a non avvicinarsi alla sua proprietà e i suoi modi non sono accomodanti, ma sappiamo anche che è un abilissimo carpentiere che un tempo ha messo a disposizione della comunità questa sua dote, sappiamo che ha amato una sola donna e che poi qualcosa è andato storto, sappiamo che sotto una barba folta e incolta si nasconde un uomo che un tempo non era quello che è o che vuole far credere d’essere.
Get low è un film drammatico che parte in sordina per acquistare poi una dinamicità e una tonalità da commedia nel momento in cui la storia di Bush/Duvall si intreccia a quella di Frank/Murray. La parte centrale del film è a tratti perfino spassosa. L’organizzazione di un funeral party col “morto” ancora in vita è un fatto bizzarro e straordinario (siamo negli anni ’30). Per diffondere la notizia della festa il vecchio scorbutico ricorre a interviste radiofoniche, locandine con foto e organizza addirittura una lotteria in cui mette in palio la sua proprietà.
Quando arriva il giorno della festa, tra balli canti musica e lotteria, tutto il paese è presente, ma non sentiamo nessuna storia sul suo conto perché Bush non ha voglia di stare a sentire nessuno. Get low si muove tra l’incapacità di Bush di chiedere perdono (a dio, alla comunità, alla donna che ama) e la necessità di raccontare una storia: la sua.
Ottima l’interpretazione di tutti gli attori, bella l’idea del film, ma dopo un’ora di attesa in cui cresce la curiosità di sapere quali siano le storie che la gente ha da raccontare sul vecchio Bush, non ne sentiamo mezza. Vediamo Bush in piedi sul palco allestito per l’occasione e assistiamo in silenzio al suo monologo finale in cui racconta la sua storia e svela quel senso di colpa che lo ha costretto a isolarsi dal mondo per quarant’anni. Il fatto è che la rivelazione finale non regge il peso dell’attesa crescente che la precede e tutto si risolve in un “tutto qui?”.

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