ALBERT NOBBS

recensione di fabio torrico

Regia : Rodrigo Garcìa.
Interpreti principali : Glenn Close, Mia Wa sikowska, Aaron Johnson, Janet McTeer, Pauline Collins, Jonathan Rhys-Meyers.
Produzione: Gran Bretagna, 2011.
Durata : 113 minuti.

Un’intera esistenza vissuta come un’unica lunga, tragica messa in scena, a tal punto da arrivare a non ricordare il proprio vero nome.
Questo è il terribile destino di Albert Nobbs (Glenn Close) che da oltre due decenni vive e lavora come cameriere presso un lussuoso Hotel, sempre pronto a scattare ai comandi della malevola e dispotica proprietaria.
Albert Nobbs è in verità una persona di genere femminile che ha scelto di farsi passare per uomo per sfuggire ai rigidi limiti imposti dalla retrograda e impietosa società Irlandese del diciannovesimo secolo e che coltiva in segreto il sogno di aprire un’attività sua servendosi delle mance accantonate con pazienza certosina in oltre quattro lustri di lavoro e che oramai costituiscono una piccola fortuna.
Quando conosce la graziosa e fatua cameriera Helen (Mia Wasikowska), Albert/Glenn cercherà di emulare i cliché del comportamentali maschili per corteggiarla ed avere finalmente una compagna con la quale condividere la sua altrimenti desolata, solitaria esistenza.
Sin qui ottime premesse, a partire dell’eccellente cast, per questo lungometraggio, adattamento cinematografico di un racconto dello scrittore Irlandese George Moore, “The Singular Life of Albert Nobbs” del 1918, il cui personaggio protagonista la Close aveva precedentemente interpretato a teatro nel 1982, riscuotendo notevole successo ed aggiudicandosi il prestigioso premio Obie e che desiderava in seguito portare sul grande schermo.
La pellicola si propone, principalmente, riprendendo gli intendimenti di Moore, seguace del realismo francese e “discepolo” di Émile Zola, di illustrare la miseria della condizione umana nella quale erano costrette le donne omosessuali in particolare e le donne in generale, specialmente se di umili natali, nell’Irlanda del diciannovesimo secolo.
Trattasi quindi di intendimenti lodevoli ed impegnativi.
Tuttavia, pur eccellendo nella sua interpretazione, che evoca a tratti un’ autentica metamorfosi di genere, innumerevoli sono i punti deboli che rendono nel complesso questa pellicola un’occasione clamorosamente sprecata.
In primo luogo la sceneggiatura, improbabile e artificiosa, sottrae drammaticamente profondità alla psicologia dei personaggi principali, tramutandoli in molti casi, Glenn Close esclusa lo ribadisco, in personaggi macchiettistici, che si muovono come marionette scoordinate su di un palcoscenico senza fondale, arrivando ad originare spesso momenti di involontaria comicità così palesemente manifesti che ci si stupisce come in fase di montaggio ciò possa essere sfuggito.
La regia di Rodrigo Garcia, che pure ha al suo attivo un eccellente curriculum, non riesce mai a conferire al dipanarsi della trama quel pathos necessario per mantenere desta l’attenzione, è decisamente “claudicante”, e a tratti, per quanto sorprendente per un veterano del mestiere qual è costui, quasi dilettantesca; davvero terribili sono le sequenze, girate con immagini ovattate tipo telenovella latino americana (ciò detto con il massimo rispetto per il genere in sé per sé), nelle quali i “sogni” relativi al focolare domestico di Nobbs vengono “mostrati” allo spettatore, probabilmente già esasperato.
Se tutto ciò non bastasse a decretare inesorabilmente il pollice verso, nella maggioranza delle sequenze del film, con particolare riferimento a quelle ambientate in esterni, aleggia, a dispetto dei costumi indubbiamente ben realizzati, un sentore di “falsità”, di artificiosità, che fa sembrare il tutto palesemente cinematografico; per dovere di cronaca, segnalo la scena ambientata sul bagnasciuga, una delle pochissime che non trasmette questa sgradevole sensazione.
Il doppiaggio della versione italiana, pur essendo ben realizzato, non persuade, ed in particolare la voce di Nobbs che in originale stupisce positivamente, risulta essere un’ulteriore nota fuori tono.
In conclusione, seppur con rammarico per la notevole prova della Close, trattasi di una proiezione da evitare, categoricamente.

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