THE FLUFFER

recensione di daniele papa

Regia: Richard Glatzer
Interpreti principali: Scott Gurney, Michael Cunio,Richard Riehle, Taylor Negron Roxanne Day, Tim Bagley
Produzione: Usa 2001
Durata: 135’

Cari amici internettiani dipendenti da xtube e youporn, non dovrò mica spiegarvelo io che cos’è un “fluffer”? E’ una figura professionale molto importante nell’industria del porno, che ha il compito di “scaldare” gli attori durante le pause e garantire la “concentrazione” per una migliore performance recitativa di quello che è il vero protagonista della scena. Ed è il lavoro che fa il protagonista Sean che, recatosi in un videonoleggio per vedere Quarto potere, per un errore della commessa si ritrova tra le mani non Citizen Kane ma Citizen Cum, un porno gay. E rimane folgorato dal protagonista, tale Johnny Rebel, da riuscire a farsi assumere anche dalla casa di produzione Men of Janus per essere vicino a quello che per lui diviene un’ossessione, rinunciando a una vita più di routine con un lavoro più “serio”.

Diviene prima un cameraman e poi, piegandosi alle esigenze di produzione, il “fluffer” appunto del suo beniamino, che poi in realtà è eterosessuale e vive una relazione travagliata con una ballerina: la storia poi avrà risvolti imprevedibili, tra lap dance, coca parties, personaggi squallidi e fughe in Messico. Perché quello che è rappresentato, e cito una battuta del film “è il mondo degli adulti, quindi bisogna comportarsi da adulti”: il regista però preferisce, anche nel dramma, mantenere dei toni più leggeri, confezionando un’opera che assomiglia più a un grosso telefilm anni Novanta, di quelli alla Beverly Hills 90210 ma con l’omosessualità, il porno e la droga che certo non esistevano nel favoloso mondo di Brendon e Brenda.

Nonostante un doppiaggio italiano da denuncia e una fotografia alla Melrose Place, è un film che ha un intreccio piuttosto interessante, tenendo bene il ritmo per l’ora e mezzo che dura, parlando poco di porno quanto piuttosto del classico cliché gay-che-si-innamora-di-un-etero in una maniera più originale della media: secondo me quindi non il solito film queer destinato a un pubblico queer e a circolare per i vari festival queer, quanto piuttosto la storia di un amore a senso unico, o meglio di una passione dilaniante che porta anche tanta umiliazione, del narcisismo e di come sia pericoloso innamorarsi di persone concentrate solo su se stesse, e di quanto, purtroppo, prendere certe tranvate nel muso è un’esperienza che aiuta tutti a crescere, anche se fa un po’ male.

 

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