MIENTRAS DUERMES

recensione di chiara giontella

regia: Jaume Balaguerò
sceneggiatura: Alberto Marini
fotografia: P. Rosso
montaggio: G. De la Cal
produzione: Spagna 2011
interpreti principali: Luis Tosar, Marta Etura, Alberto San Juan
durata: 102’
uscita prevista in Italia: 27 luglio 2012
festival: presentato in anteprima alla 29° edizione del Torino Film Festival

Questo film non celebra la poesia, i sentimenti edificanti o l’amore. È una riflessione sull’infelicità dai tratti cinici, aridi e morbosi ed è senza dubbio il film più riuscito del regista spagnolo Jaume Balaguerò. Crudele e accurato, scritto, diretto e recitato benissimo.
Il protagonista è César (Luis Tosar, l’attore che ha interpretato Malamadre in Cella 211), il portiere tuttofare di una lussuosa palazzina. L’uomo non può essere felice, una qualche mancanza genetica, una lacerazione celebrale; la sua condizione lo porta a valutare il suicidio spesso e volentieri, anche se una sorta di automedicazione l’ha trovata. È meno infelice se anche gli altri sono infelici e si cura quindi facendo in modo che le persone che gli sono accanto non abbiamo più motivi per cui sorridere. Il suo osservatorio privato e la sua base operativa è il condominio dove vive e lavora. Sceglie il suo obiettivo: Clara (Marta Etura, anche lei nel cast di Cella 211), una ragazza bella, apparentemente serena, sempre sorridente, gentile con gli altri condomini. Il portiere vuole asportarle la felicità, svuotare bene e richiudere. Mientras Duermes è la storia dell’impegno che César investe nell’impresa fino all’abbondante successo che riuscirà ad ottenere dopo un climax di tentativi e ossessione distruttiva. Il film ha il ritmo di un buon thriller psicologico, qualche bella smagliatura horror e sostanza da cinema d’autore.
Un portiere infelice che vuole rendere infelici anche gli altri per avere uno scopo nella vita che altrimenti tanto vale morire. Un armadietto pieno di anestetico e le chiavi di tutti gli appartamenti di un palazzo. L’incapacità di amare o provare pietà che ti permette di fare qualsiasi cosa. Dormire tutte le notti sotto il letto della ragazza che odi, sapere che crema per il viso usa e chi chiama prima di addormentarsi. La persecuzione come unica modalità di rapporto interpersonale. Confessare i propri piani criminali alla madre in fin di vita solo per vederla piangere. Essere ricattati da una bambina e pagare il suo silenzio in vari modi.
Da spettatrice ho tifato per il mostro tutto il tempo, mi sono disgustata e l’ho capito. Un appello alla parte peggiore di noi, all’incapacità di essere empatici, solidali e di ottimo umore.
C’è del marcio in questo film che si nasconde bene per farsi più forte e letale.

Trailer qui.

Film che mi hanno emozionato in modo simile: Il segreto dei suoi occhi (2009) di Juan José Campanella, L’inquilino del terzo piano (1976) di Roman Polanski, L’amore sospetto – La moustache (2005) di Emmanuel Carrère.

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  1. Misuzu

    Concordo con ogni parola a parte sul punto del tifare il mostro, quello no, assolutamente.
    Però il film spiega a meraviglia i disturbi che possono nascere in alcuni individui, forse fin troppo spesso di quanto ci aspettiamo. Mi ha deluso solamente il finale, avrei preferito qualcosa di più roseo dopo la crudeltà dell’intera pellicola.

  2. grazie per il commento! Il mio cinismo invece ha apprezzato soprattutto il non finale disteso e rassicurante, dopo un contenuto così mi sarei sentita un pò tradita dalla possibilità di rimettere le cose a posto.

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