MY LITTLE PRINCESS

recensione di daniele papa

regia e sceneggiatura: Eva Ionesco
interpreti principali: Isabelle Huppert, Anamaria Vartolomei, Denis Lavant, Louis-Do de Lencquesaing
produzione: Francia, Romania 2011
durata: 105’


Quanti di voi sono apparsi sulla copertina di Playboy? Penso nessuno, ma se aggiungo anche “quanti di voi sono comparsi sulla copertina di Playboy completamente nudi all’età di undici anni?” allora sono proprio sicuro che tutti direte di no. Diverso sarebbe se avessi di fronte Eva Ionesco, la regista del film di cui ora vi parlo e che l’ha dedicato, appunto, a questa sua infanzia abbastanza bizzarra, o, per lo meno, un pochino “sui generis”.
Figlia infatti di Hanah (nella realtà Irina), fotografa di foto erotiche e glamour nella Parigi degli anni Settanta, la piccola e bellissima Violetta viene subito presa da modella da questa madre che, non proprio ligia al metodo Montessori, la ritrae in pose via via più discinte, riscontrando il successo di tutta l’elite artistica parigina e internazionale. Vabbé che erano gli anni Settanta, e concetti come “pedopornografia” erano tacciati di essere concetti capitalisti e bla bla bla: il film parla proprio del disagio di questa infanzia inusuale, dove Violetta si trova ad essere musa ispiratrice, e oggetto del desiderio, di un ambiguo e discutibile ambiente intellettuale, tra vernissage e sedicenti musicisti alternativi che la fanno crescere ancora più in fretta di quando non sia riuscita la madre.
La regista, nel parlare di se stessa, preferisce concentrarsi più sul rapporto di amore, e ovviamente, tanto, tanto odio, che la legava alla figura materna (spesso appellata con il soprannome “salope” e anche se non sapete il francese, potete ben immaginare cosa vuol dire) con cui instaura un rapporto simbiotico e paritario, tanto che alla fine la vera adulta tra le due sembra proprio lei. Ho dimenticato di dire che questa mamma è interpretata da Isabelle Huppert, e direi che basta soltanto per vedere il film: l’attrice francese, infatti, torna a fare la madre perversa dopo Ma mère, ed è veramente in stato di grazia nell’interpretare, come solo lei sa fare, con le sue mute espressioni l’abisso di una personalità frammentata e perduta tra i suoi demoni.
E alla fine questo film, che ha mille difetti e appare in alcune parti insincero, quasi volesse giustificare la normalità in una vita completamente snaturata (o forse si tratta di semplice rimozione?) ha però il pregio di far riflettere sul mutamento culturale che ci ha investito negli ultimi trent’anni portandoci da una parte, giustamente, a inorridire di fronte ad una bambina nuda su Playboy (cosa che, a quanto pare, negli anni Settanta così assurda non era) ma ad accettare molte altre forme di sessualizzazione dell’infanzia ancora più subdole, che vanno dai giocattoli ai manifesti pubblicitari della moda per bambini. Ma questo è un discorso troppo complesso che non posso affrontare in questa sede: certo un film che mi ha fatto riflettere, e molto, nonostante le pecche di questa prima prova registica. Perché poi ho scoperto che Violetta è diventata Eva, e dopo aver esordito come attrice in ruoli di Lolita perversa, naturalmente, (qualche titolo? Spermula e Maladolescenza, banditi e bruciati dai roghi della censura di mezzo mondo) ha continuato la sua carriera interpretando tanti, tanti altri film…

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