GAME OF THRONES S02 E01

articolo di nicolò favaro

Titolo originale: The North Remembers
Diretto da: Alan Taylor
Scritto da: David Benioff, D. B. Weiss

Che bello tornare nei sette regni dopo tanto tempo! Oddio, per chi come me dopo aver visto la prima serie si è scofanato tutti i libri, la nostalgia è durata poco e anzi, la sensazione è quella di non essere mai partito. Ma un conto è immaginarsi gli accadimenti, un conto è vederli vivi ed in movimento comodamente seduti a casa. Diciamolo subito, in questa seconda serie si vede già che ci sono molti più discostamenti dal libro, ma sono di forma e non di sostanza e visto che è comunque Martin che mette il bollino di garanzia ad ogni episodio c’è da scommettere che  questa in realtà è una riscrittura, una revisione e non una profanazione. Iniziamo dalla sigla, arrangiata in maniera leggermente diversa e con un nuovo luogo illustrato: Roccia del Drago, antica residenza dei Targaryien e ora domicilio triste ed angusto di Re Stannis. Bene, l’episodio ci scaraventa subito ad Approdo del Re, dove Joffrey sta celebrando il suo compleanno e Tyrion, sfavillante come al solito, comunica a Cersei di essere stato nominato da loro padre Primo Cavaliere. Cersei non la prende benissimo.  A Grande Inverno Bran sta compiendo i suoi doveri di Lord reggente ed assistiamo al primo dei (mi auguro molti) sogni di lupo, che lascia a bocca aperta per efficacia e coinvolgimento. E sono proprio gli occhi di Estate a mostrarci per la prima volta la cometa rossa, presagio indicato da qualcuno come il segno dell’omicidio di Ned, per altri simbolo di vittoria dei Lannister ma è Osha a ricordarci che la cometa può voler dire solo una cosa: Draghi. Con il solito montaggio da manuale ci spostiamo quindi nella Desolazione Rossa, da Daenerys che si prende cura dei suoi draghi ed è in cerca di una terra dove rifugiarsi. Il suo kalasaar è allo stremo delle forze e la kalhesi manda i suoi a cercare un riparo sicuro. Nuovo salto e siamo oltre la Barrirera dove i guardiani della notte apprendono da Craster (losco figuro che sposa le sue figlie e fa figlie con le figlie) che Mance Ryder, re dei bruti, sta organizzando un esercito di proporzioni epiche intento a spostarsi a sud, cioè a nord, cioè verso Grande Inverno e i Sette Regni. Il prossimo personaggio che rispolveriamo è Rob, che tiene segregato Jaime e lo fa incontrare con il suo docile e mansueto metalupo. Rob decide quindi di mandare Theon alle isole di ferro per cercare di convincere suo padre ad allearsi con lui ed ottenere così in cambio una flotta navale e, sempre per stringere alleanze belliche, manda sua madre Catelyn da Renly. Finiamo il giro di presentazione dei personaggi con Roccia del Drago e i suoi oscuri abitanti: Stannis, austero e scontroso pretendente al trono, Maestro Cressen, sfortunato consigliere del Re, ser Davos cavaliere della cipolla e soprattutto la torbida Melissandre, sacerdotessa del Dio della Luce. All’appello manca solo Arya, ma vi giuro che non rimarrete delusi.

Che dire, scene da mandare a memoria a pacchi, una regia sapiente, una fotografia cupa e solare al tempo stesso che non prevede mezzi toni, un montaggio sontuoso ed un lavoro di sceneggiatura senza pari. Una puntata di preparazione comunque, introduttiva al disastro che verrà. La guerra dei cinque re è alle porte e nessuno può sentirsi al sicuro. Né chi vede la serie senza aver letto i libri, né chi i libri li ha letti. Il lunedì magicamente diverrà il giorno più bello della settimana.

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