SHAMELESS

recensione di francesca chiappalone

Tratto da una serie televisiva inglese e prodotto da Showtime, Shameless accumula al suo interno una gran quantità di situazioni e tematiche già viste e riviste all’interno di molti altri telefilm: la famiglia con la sua rete di rapporti, difficoltà economiche, alcolismo, droga, rapporti di (buon)vicinato, amore, sesso e altro ancora. Le accumula, una sull’altra, appiccandole, e invece di dare, come risultato, uno di quei minestroni freddi del giorno prima, ci regala coinvolgimento e dipendenza fresca, a una temperatura perfetta.

Merito di un pilot che si lascia seguire nei suoi 58 minuti, e che fa nascere la voglia di vedere subito  l’episodio successivo. Merito dei personaggi che, puntata dopo puntata, si faranno conoscere senza troppi giri di parole e adotteranno lo spettatore all’interno di quella che è la famiglia Gallagher: Frank (il bravissimo William H. Macy, l’unico, insieme a Joan Cusack, ad avere la fascia di “famoso”), capofamiglia che, pur affacciandosi per pochi minuti nella prima puntata, fa subito intuire di che grado alcolico è fatto. Fiona, la figlia più grande, mamma per i più piccoli della casa, sorella e confidente per i più grandi, appena ventunenne, bella e fin troppo sveglia. E poi gli altri, Lip, Ian, Deb, Carl e il piccolo Liam, con la dubbia paternità sulla pelle.

Nessuna faccia troppo conosciuta, di quelle che ti viene da dire ah ma quello non era il padre di quella nella seconda serie di… no, questa volta Mamma Ammerica ha evitato le già troppo presto star del piccolo schermo, i visi perfetti, le bionde che più bionde non si può. I Gallagher vivono nella periferia? Sono poveri e affollati? E allora benvenuti denti spaccati, capelli sporchi, vestiti riciclati e una casa in cui cartoni del latte e piatti da lavare ti aprono la porta.

Sei figli, un padre che un giorno su due non vorresti avere, una madre che chissà se c’è e dov’è, così pochi soldi da portare tutti, in casa, a collaborare in qualche modo per arrivare alla fine del mese. In più si fa anche la conoscenza del principe azzurro di Fiona, Steve, che si scoprirà essere un’altra testa calda, perfettamente accostabile al resto della sua famiglia.

Il vero ingrediente della serie è comunque quell’insieme di contrasti che regge e spinge tutto il resto: non è che siano geniali le battute un peu volgari e blasfeme di Frank (e in realtà lo sono eccome) ma lo diventano se pronunciate dopo un momento di dolcezza tra le due sorelle Gallagher, così come risse, pugni, piccoli furtarelli e canne girate in trenta secondi, che diventano l’occasione per una bella risata prima di trovarsi davanti alla coppia Fiona-Steve e a uno dei loro momenti quasi romantici.

Un gioco sessuale della coppia dei vicini fa la staffetta con i problemi a scuola di un piccolo Gallagher, con il terzo lavoro di Fiona, con i segreti di Ian, con Frank ubriaco e disteso in qualche angolo della casa.

Questi sono i Gallagher e questa è Shameless: sporca, con l’obbligo delle parolacce ma anche di finire i compiti, con la scuola alle otto ed altri affari illeciti nell’ora di ricreazione. Senza un soldo ma con l’energia per un’altra notte fatta di birra, togliendosi i vestiti magari, se il resto della famiglia sta dormendo.

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