LA SORGENTE DELL’AMORE

recensione di fabio torrico

Regia : Radu Mihaileanu.

Produzione: Belgio / Italia /Francia, 2011.

Interpreti: Leïla Bekhti, Hafsia Herzi, Biyouna, Saleh Bakri, Hiam Abbass, Mohamed Majd.

Durata: 125′

Un gruppo di donne, tra le quali una in evidente stato interessante, si inerpica lungo un ripido declivio, risalendo per un angusto pietroso sentiero; un tuffo nel passato, apparentemente.
Giunte in prossimità di una fonte che si trova arroccata sulla sommità della montagna, dopo essersi un poco ristorate, ecco che una di loro mette mano ai secchi.
Plastica colorata.
Il primo indizio che ci troviamo nel presente.
Traspare il proponimento di raccontare una storia di scottante attualità, ossia di illustrare la condizione femminile nei contesti in cui l’Islam integralista è alla base della società, che nel contempo pone le sue fondamenta su antichissime radici.
Nel quattrocento A.C. circa il commediografo ateniese Aristofane scrisse un’opera la cui tematica portante trascende le circostanze specifiche dell’epoca in cui fu composta : Lisistrata.
Così si chiama il personaggio femminile protagonista, il cui nome stesso sta a significare “colei che pone fine alle guerre”.
Lisistrata, esasperata dallo sterile conflitto che insanguina la sua ed altre città da svariati anni, riunisce intorno a se le consorti degli uomini d’armi e per persuaderli a cessare le ostilità riesce a convincerle a non concedersi a costoro fino a quando le armi non saranno state deposte.
Inizia così un protratto ed estenuante confronto, arduo da sostenere per entrambe le parti ma che si concluderà con il ritorno della pace e delle gioie dell’amore coniugale nel contempo.
Analoga misura decide di adottare Leila ( Leïla Bekhti ) , il personaggio principale ma forse non la protagonista nel senso letterale del termine in quanto questo è un film “corale”, dopo che per l’ennesima volta una donna in attesa ha perso il proprio bambino a seguito di una rovinosa caduta lungo l’impervio sentiero che conduce all’unica sorgente d’acqua potabile accessibile.
La sua proposta inizialmente suscita forti perplessità nella comunità femminile ma grazie al suo carisma ed all’appoggio di un’anziana vedova combattiva e rispettata, detta “vecchia lupa” ( Biyouna ), nonché del consorte, Sami ( Saleh Bakri ), unico uomo a comprendere le ragioni della lotta, poco a poco Leila riuscirà a persuadere anche le più recalcitranti, dando così inizio allo “sciopero dell’amore”, fino a che non saranno gli uomini, molti dei quali palesemente nullafacenti, a farsi carico di provvedere alla necessità di procacciare l’acqua imprescindibile per la sussistenza del villaggio.
Dopo una durissima battaglia, che rischia di concludersi disastrosamente quando gli uomini minacciano di ripudiare le loro mogli e “prenderne” delle altri più “devote”, alla fine Leila riuscirà a convincere, con la sola forza della sua volontà e delle sue argomentazioni, persino l’ Imam del villaggio, così che la situazione volgerà infine a loro favore.

Tragedia e commedia si mescolano di continuo in quest’ultima fatica del talentuoso regista Radu Mihaileanu, autore dell’indimenticabile “Train de vie”, che abilmente armonizza le molte anime di questa pellicola dando vita ad un mosaico vivido, pulsante.
Momenti di autentica comicità, ottenuta attraverso prettamente attraverso la messa in scena di situazioni paradossali, si alternano a sequenze altamente drammatiche, senza mai che queste ne risultino in qualche forma sminuite.
Oltre al filo rosso alla base della trama, i vari aspetti della condizione femminile ove vige la legge più intransigente legge islamica (ed il riferimento, mi preme specificarlo, è relativo esclusivamente a questa circostanza e non all’Islam in quanto tale) vengono “sviscerati”: la “consuetudine” di negare alle donne l’accesso all’istruzione in quanto ritenute “utili” tra le mura domestiche, i matrimoni combinati tra spose bambine e uomini di mezza età, le percosse inflitte alle donne che “osano” sfidare l’autorità virile, le violenze domestiche ritenute “la normalità”.
Tutti questi fattori caratteristici della difficilissima situazione che il genere femminile è costretto a subire giorno dopo giorno sono rappresentati senza mai scadere nella morbosità o nel compiacimento, cosa questa che appare quasi scontata poiché da parte di un regista che è stato capace di raccontare l’orrore assoluto dell’olocausto con magistrale lievità non ci si poteva attendere nulla di meno.
Una pellicola da vedere, per riflettere, commuoversi ed a tratti, anche sorridere.

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