148 STEFANO. MOSTRI DELL’INERZIA

recensione di chiara giontella

regia: Maurizio Cartolano
prodotto da: Simona Banchi e Valerio Terenzio per Ambra Group in collaborazione con Il Fatto Quotidiano (Italia 2011)
durata: 65’

Forse di certi documentari di denuncia non bisognerebbe chiederselo nemmeno se sono fatti bene o male dal punto di vista del linguaggio audiovisivo, ma solo capire se fanno bene o male alla verità. 148 Stefano. Mostri dell’inerzia è un racconto necessario ed equilibrato, che ripete le domande che l’opinione pubblica non deve mai smettere di porsi, mantiene vivo l’interesse e quindi contribuisce genuinamente a fare pressione affinché venga fatta giustizia.

La storia è quella di Stefano Cucchi, morto a 31 anni il 22 ottobre 2009 nel reparto di Medicina Protetta dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma, sei giorni dopo il suo arresto per detenzione di droga. Quei sei giorni sono ora oggetto di un processo che sarà lungo e difficilissimo. Un processo di primo grado che si sta svolgendo a carico di tre agenti penitenziari e nove medici del Pertini. Chi ha pestato brutalmente Stefano Cucchi? Dove si è svolto il pestaggio? Perché le 140 persone che hanno incrociato il ragazzo in quei giorni non hanno visto o fatto niente? Chi ha contraffatto documenti ufficiali per occultare la verità? Perché i familiari non hanno potuto visitare Stefano quando fu trasferito al Pertini? In uno stato democratico si può morire di carcere?

La narrazione del documentario ha un ottimo ritmo e si ferma sempre prima del diventare retorica. Le interviste a Giovanni e Ilaria Cucchi, al loro legale Fabio Anselmo e a chi si è occupato della vicenda del ragazzo, sono funzionali e arrivano ai nuclei di riflessione principali, alternate intelligentemente ad altri tipi di suggestioni. I cameracar sulle strade del quartiere di Stefano, Torpignattara. L’arresto, la detenzione in cella e infine il suo corpo morto e irriconoscibile sono restituiti con sequenze di animazione e rotoscoping. La voce fuori campo con le lettere di Stefano al padre Giovanni e alla sorella Ilaria. Le immagini di un compleanno del ragazzo, una dimensione intima e volutamente stonata con la sua fine. E poi i grandi assenti, quelli che hanno rifiutato di farsi intervistare, quelli che presumibilmente potrebbero con le loro testimonianze  identificare tutti i colpevoli di questa vicenda.

Il 148 del titolo si riferisce a Stefano come 148esimo detenuto morto del 2009 (a fine anno saranno 177). È per i numeri crescenti che la verità deve essere trovata, per tutti quelli che sono morti di botte, inerzia, omertà e potere deviato. Stefano è ormai un simbolo di questa lotta. Trovare i colpevoli è indispensabile per restituire dignità alla parte sana delle istituzioni. Questo documentario andrebbe proiettato non solo nei cinema e nelle scuole ma nelle carceri, nelle caserme dei carabinieri e di polizia, nell’università di Medicina e Giurisprudenza perché chi ha del potere da spendere grazie alla fiducia del popolo lo dovrebbe fare con grazia.

Giovanni Cucchi nell’intervista ci dice: so che Stefano ha sbagliato, so anche che in certi ambienti possono volare due schiaffi. Vorrei però che uno solo dei soggetti coinvolti dicesse “mi sono sbagliato”.

 Sito internet

Breve estratto:

Altre informazioni:

Il Fatto Quotidiano ha accettato di distribuirlo in dvd dal 30 novembre 2011 diventando co-produttore del progetto.

È stato proiettato al Festival del Cinema di Roma il 2 novembre 2011 nella sezione Eventi Speciali. Assente il Sindaco Gianni Alemanno (come del resto altre autorità) che ha creduto più oppurtuno presenziare la serata successiva dedicata al documentario Noi di settembre su Franco Califano.

Sarà trasmesso in televisione da LA7 e non dal servizio pubblico.

Il lavoro ha avuto il patrocinio di Amnesty International e Articolo 21

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