MAGNIFICA PRESENZA

mi piace di fabio torrico

Regia: Ferzan Ozpetek

Produzione: Italia, 2012

Interpreti principali: Elio Germano, Paola Minaccioni, Beppe Fiorello, Margherita Buy, Vittoria Puccini,  Anna Proclemer, .

Durata: 105’

Il giovane Pietro (Elio Germano ) giunge a Roma con l’animo traboccante di belle speranze; fa un lavoro “incomodo”, in quanto notturno ( lavora presso una pasticceria) ma sogna di intraprendere la carriera di attore.

Cercando alloggio, accompagnato dall’eccentrica Maria (Paola Minaccioni ), gli viene mostrata un vecchia casa dall’arredamento decisamente retrò, che a dispetto delle pessime condizioni, del parere contrario di Maria e di un episodio non poco inquietante che si verifica proprio mentre Pietro e la sua compagna di avventura stanno visionando una delle stanze dell’appartamento in questione, lui vorrà far sua ad ogni costo.

Armandosi di pazienza e buona lena, Pietro riporta la casa a condizioni vivibili, apprestandosi poi, con giustificata soddisfazione, a trascorrere la prima notte di sonno sotto il tetto del nuovo alloggio, dopo aver lasciato l’appartamento di Maria che lo aveva ospitato fino ad allora.

Tuttavia, Pietro si capacita assai presto di non esser solo.

Presenze della cui natura Pietro, almeno inizialmente, non sarà in grado di capacitarsi, “coabitano” con lui e quello che è più sorprendente, domandano, garbatamente, il suo aiuto.

Superato il più che comprensibile sbigottimento iniziale, Pietro si renderà conto di come, i suoi ospiti, pur essendo indiscutibilmente classificabili come “fantasmi” sono tuttavia persone la cui amicizia è assai desiderabile.

Si tratta di una prestigiosa compagnia di attori, misteriosamente scomparsa nel remoto 1943, la compagnia “Apollonio”, che a dispetto dei 69 anni trascorsi dall’uscita di scena, in tutti i sensi, sembra non avere perso il suo smalto.

Starà a Pietro risolvere l’enigma relativo alla loro presenza nella casa e nel dipanarsi del bandolo della matassa, invero intricata, il pasticcere aspirante attore avrà modo di constatare come talvolta, i così detti “fantasmi”, siano più reali, presenti e capaci di gesti di grande umanità, di quanto non lo siano a loro volta, i così detti “vivi”.

Ferzan Ozpetek ( che in questo suo ultimo lavoro sembra richiamarsi a tratti allo stile di Pedro Almodóvar )  esprime il meglio del suo cinema in questa splendida pellicola, colma ( ma non traboccante ) di riferimenti ad altre celebri opere eppure nel contempo di una freschezza sublime.

Se la casa in questione potrebbe a tratti far pensare alla  Pièce teatrale di “Questi fantasmi!” del grande Eduardo De Filippo e forse, in relazione al concetto di inscenare un’ultima volta uno spettacolo appartenente ad un tempo oramai trascorso, la sequenza finale ricorda l’epilogo di “ Luci della ribalta”, capolavoro tra i capolavori di Charlie Chaplin,  un carosello di personaggi, sovente decisamente “sopra le righe” ma non per questo privi di spessore psicologico, si dipana dinnanzi agli occhi dello spettatore, mantenendo sempre desta l’attenzione ed evidenziando l’originalità di questo film che pur non rinunciando a citare, non per questo ha il sapore del “Déjà vu”.

Memorabile tra le altre l’interpretazione di Anna Proclemer, attrice che è stata una “gloria” del teatro italiano, che si presta, dando prova di notevole auto ironia, ad interpretare il ruolo di Livia Morosini, diva degli anni quaranta che vive oramai solo della memoria dei fasti del passato ma dall’animo non propriamente candido.

Imperdibile!

Battuta “folgorante”; Livia Morosini  (Anna Proclemer) :  “Io non ho tradito, poiché per tradire bisogna stare dalla parte di qualcuno, ed io sono sempre stata solo dalla parte di me stessa”

mi spiace di daniele papa

Ci sono alcuni bravi registi in Italia, e naturalmente non sto parlando di Muccino. Ozpetek appartiene a questa rosa, e dalla sua ha anche il vantaggio di riuscire a fare dei film che mediamente riscontrano il favore sia del pubblico che della critica. Io più o meno li ho visti tutti, e devo dire che il mio preferito è senz’altro Il bagno turco quando ancora la sua “turchità” era una tema importante e interessante della filmografia. Quest’ultimo film per me non è stato una delusione, poiché non sono un suo accanito fan, ma posso senz’altro esclamare che Magnifica Presenza è un film brutto. La ragione fondamentale è che Ozpetek, in questo caso, ha cercato di giustapporre, come succede in tutte le sue opere, i tempi della commedia con quelli più accesi del dramma, ma qui ci riesce soltanto a metà.
La storia degli spiriti e il personaggio iniziano con mille promesse che avvincono lo spettatore trasportandolo in atmosfere vagamente almodovariane: la storia, però, si perde in scene che, pensate più per strappare un facile sorriso al pubblico, nello sviluppo della sceneggiatura ci azzeccano ben poco, lasciandola quindi frammentata e incompiuta. Insomma, Ozpetek mette tanta carne al fuoco, ma poi se la dimentica sul fornello: rimane comunque un film elegante come un melò d’altri tempi, segnando senz’altro un’evoluzione estetica del regista turco, che forse ha avuto l’occhio troppo puntato su come mantenere questa integrità perdendo così di vista il ritmo narrativo.
Ottimo come sempre Elio Germano, capace di calarsi nel ruolo di un ragazzo sognatore e schivo, incapace di inserirsi in una realtà dagli incomprensibili e spietati meccanismi, buona Margherita Buy anche se un po’ sottotono per quello che il personaggio avrebbe meritato, e indecenti come sempre Beppe Fiorello e quell’altra, lì, come si chiama? Ah, Vittoria di Riva Ombrosa. Insomma, sei meno a Ozpetek, perché diciamocela tutta, Almodovar è tuttaunaltrastoria.

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Un Commento

  1. antonio

    Bellissimo fabio! Complimenti!
    Tu sai quanto mi piace ozpetek e non avendolo ancora visto e leggendo la tua soddisfacente recensione,
    mi incuriosisce sempre più!
    Continua così;-)
    un abbraccio e grazie 🙂

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