LUCK S01 E05

recensione di francesca chiappalone

Dopo un quarto episodio da maestro e soprattutto dopo quella corsa, così spettacolare da farti avvicinare empaticamente al puledro, con il quinto episodio non si deve assolutamente sbagliare.

L’adrenalina, insieme a una buona quantità di agitazione e di partecipazione cardiovascolare, stanno salendo costantemente, ad ogni episodio sempre un po’ di più e ormai sono chiari alcuni elementi: Ace (Santo Dustin) c’ha in mente un bel po’ di cose tra cui la vendetta, una certa Claire e un cavallo, quei quattro poveri pazzi vincitori stanno instaurando un rapporto sempre più stretto (di sicuro anche per colpa di quel motel dove vivono) e la fortuna che, con il suo contrario, porta fantini, apprendisti, allenatori, veterinari, scommettitori e sbirri tutti là, incantati a guardare i cavalli.

Là c’è la loro moneta che gira, che sia una corsa magnifica, una perdita, l’opportunità di cavalcare, l’opportunità di vincere.

In questo episodio si va in profondità almeno per quanto riguarda alcuni personaggi: prima di tutto c’è Marcus, che nonostante quello sguardo e quella sedia rotelle usata come una muraglia cinese, si scopre finalmente un po’ lasciando intravedere la sua protezione nei confronti di Jeff (Il figone che gioca a poker e quasi sempre perde) e un affetto reale per questo quartetto sui generis.

La vera scoperta avviene comunque con Ace. Meraviglioso, impenetrabile, freddo, con quella smorfia che non sai mai se sta lì per un principio di rabbia o di sorriso.

Ecco, in questo episodio Ace si lascia andare un po’ di più, ormai diventa chiaro il suo debole per Claire, ma soprattutto diventa chiaro l’amore per il suo cavallo, Pint of plain. Il puledro ce la mette tutta, porta avanti una corsa fenomenale, in più ferito (in qualche modo dovevano superare la corsa dell’episodio precedente) perché se lo zoccolo è solitamente simbolo di fortuna, in Luck uno zoccolo può tranquillamente diventare un’arma.

Il puledro ferito dallo zoccolo corre ancora più velocemente e vince. Morale della storia, Ace s’innamora ben due volte, perché il suo cavallo è un figo e perché poverino ora è anche malandato.

Bellissimo il finale, dove lui lascia andare la sua dama con il fidato Gus per restare con Pint of plain. Lui che di solito termina le sue giornate in accappatoio, dentro la sua suite, con un bicchiere di whisky nella mano, lui, si. Lui si addormenta accanto al muso del suo cavallo, felice e scomodo sulla sua sedia.

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