QUIJOTE

recensione di alessandro zorro zorzetto

Regia: Mimmo Paladino
Produzione: Italia 2006
Interpreti: Peppe Servillo, Lucio Dalla, Ginestra Paladino, Remo Girone, Alessandro Bergonzoni, Edoardo Sanguineti, Enzo Moscato, Roberto De Francesco
Durata: 75′

“Ho sempre pensato che un film non si sostituisca alla pittura, non vi si sovrapponga, è semplicemente un’altra cosa. Nello stesso tempo però se guardi nell’obiettivo, nel rettangolo della macchina da presa puoi immaginare che quello sia lo spazio della tela. Ma non solo questo. Quello che conta non è solo il momento delle riprese o della regia. Non è l’unico momento creativo. Molto avviene durante il montaggio, o la composizione delle musiche… È una forma che prende vita lentamente. Per molti versi, il cinema è paragonabile alla scultura. Quando modelli una forma in creta o in gesso hai appena cominciato. Dopo c’è la fusione, la limatura, la patina… Non solo. I tempi di attesa, i tempi tecnici, tra un film e una scultura sono simili. E nel momento in cui ti fermi accade che poi rivedi il lavoro con occhi nuovi. E magari ricominci. Creare un film è qualcosa di analogo alla scultura ma è come plasmare la luce. Questo è quello che mi ha affascinato. Lavorare con la luce che si materializza, che diventa immagine, movimento, parola, suono. Probabilmente è stato proprio il confronto con la figura di Cervantes, e con i tratti sincronicamente confusi che l’hidalgo riunisce in sé – utopia, sogno, fantasia, sentimento, nobiltà, fierezza, coraggio – a mostrarmelo come possibile soggetto del mio primo film. Così nasce il Quijote costruito con un sistema simile a quello delle scatole cinesi, una struttura capace di restituire all’infinito innumerevoli suggestioni. La magica scena del gran teatro dell’hidalgo dalla nera figura è l’antica e remota terra del Sannio, un luogo ricomposto nelle luci e nella fotografia di Cesare Accetta, geometricamente pura ed esatta.”

Ho trovato fossero le parole più adatte per presentare quest’opera. Sono quelle usate da Mimmo Paladino sul sito della casa di produzione Ananas (www.ananascinema.com) e racchiudono tutto il senso del film, visto in anteprima il 16/03/12. Partendo dall’opera di Cervantes del 1605, l’autore mette in scena la propria visione della vicenda, dando per scontato che ognuno la conosca e si sia fatto la propria idea. Ebbene, qui verrà sconvolta da una serie di immagini di estrema grandezza ed originalità. Gli spazi aperti, le installazioni imponenti, le atmosfere a metà strada tra sogni e illusioni spiazzano ad ogni cambio inquadratura, tenendo comunque sempre l’attenzione vigile e una grande partecipazione emotiva e dell’intelletto. Perché questo è una realtà ricca di rimandi e citazioni, che vanno da Kounellis a Borges a Bergman fino ad arrivare a Paladino stesso. Il merito di quest’altissima rappresentazione va condivisa anche con un cast anomalo ma di grandissimo impatto: si passa infatti da Alessandro Bergonzoni a Remo Girone, da Edoardo Sanguineti a Peppe Servillo, da Ginestra Paladino a Lucio Dalla. Tutti al posto giusto, tutti in stato di grazia! Se a questo aggiungiamo location meravigliose fotografate come opere d’arte, ecco che la pellicola assume un valore eccelso e merita di essere vista da tutti, grandi e piccini. Ovviamente non come si andrebbe a vedere un film, bensì come si va alla scoperta di un museo, con la stessa curiosità che spinge l’uomo a intuire l’arte. La stessa curiosità che ha portato Paladino a creare prima un “corto” di mezz’ora, poi questo lungometraggio di 75′ uscito nel 2006 alla mostra del cinema di Venezia e finalmente portato nelle sale italiane dalla coraggiosissima Distribuzione Indipendente. Una buona visione a tutti, dal 23 marzo al cinema e on demand su http://www.ownair.it PS: Proprio in questi giorni vedere Lucio Dalla (Sancho) con Peppe Servillo (Quijote) dialogare con la Morte interpretata da Remo Girone richiamando Il Settimo Sigillo è un gran colpo allo stomaco. Ma un buon modo per ricordare un grande artista a tutto tondo. Ciao Lucio.

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