Alice Qi Wasabi

intervista di fabio torrico

Ho appuntamento con Alice presso un noto locale del centro storico; quando arriva, resto colpito dalla sua figura minuta ed aggraziata; dopo esserci cordialmente salutati, prendiamo posto dove ci sembra più conveniente e chiaccheriamo un po’, poi, con assoluta naturalezza, l’intervista può cominciare.

Ciao Alice, grazie per essere qui.

F: Dunque, in primo luogo, un domanda fondamentale: tra le molteplici forme di espressione teatrale, per quale ragione hai scelto proprio il Burlesque? A quale specifica istanza dello spirito corrisponde questa scelta, a quale esigenza comunicativa?

A: Il burlesque è “arrivato” tramite il teatro stesso, proprio mentre stavo preparando “Khayyam Cabaret”, ho cominciato a studiare il lavoro di alcune note performer di spettacoli Burlesque, Miss Dirty Martini, Julie Atlas Muz, Anna Fur Laxis … e sono stata letteralmente travolta dal loro carisma e dalla loro fisicità; si potrebbe dire che per me è stata un’epifania, una scoperta inattesa; in seguito ho avuto modo di partecipare ad un workshop di Julie Atlas Muz, sono rimasta estasiata da corpi fantastici capaci di cose fantastiche e ne sono rimasta coinvolta; da allora, in tutti gli spettacoli dei quali ho curato la regia ho inserito elementi attinti al Burlesque, inclusi interi numeri, costumi, strip, accessori tipici; il mio nome d’arte deriva dalla performance “Alice in Japan”, ossia il primo numero concepito come personaggio Burlesque.
Mi sono interrogata in merito alla natura di questa “vibrazione” così positiva che il Burlesque è stato capace di trasmettermi: la risposta è che in questa disciplina artistica ho trovato una via di scoperta ed esaltazione della femminilità, cosa che molte donne pur conoscendo in quanto parte del loro genere non “riconoscono” appieno. Il Burlesque è oramai parte del mio DNA.

F: Cosa puoi dirmi riguardo gli accessori che si utilizzano sulla scena?

A: Gli accessori sono parte integrante e necessaria dello spettacolo, tuttavia è importante sottolineare come gli accessori in questione non siano sovente soltanto quelli “ortodossi”, ma anche oggetti “apocrifi”, comuni, che vengo “reinventati” per l’occasione.

F: Nel Burlesque, il rapporto che si instaura tra il pubblico e il performer, è prettamente di tipo passivo o c’è una forte interazione tra le parti?

A: C’è una forte interazione (rispettosa), è ricercata, il pubblico è ancora perplesso in Italia e qualche volta non riesce a partecipare appieno allo spettacolo; tuttavia esistono anche da noi locali con una “tradizione” ed il pubblico di appassionati che li frequenta riesce a vivere lo spettacolo con il giusto spirito; un esempio potrebbe essere il “Micca Club” di Roma ma ve ne sono anche diversi altri; il rapporto che si instaura nel Burlesque tra il pubblico e le artiste potrebbe essere paragonato al “canto e controcanto”; resta il fatto che il Burlesque è uno spettacolo che nasce come prettamente comico e si evolve nel contemporaneo dando vita a performance dal provocatorio e giocoso erotismo; talvolta può però assumere anche toni più inclini al grottesco; essenziale è l’intelligenza della performer, intesa come capacità di mantenere il controllo della situazione, nonché la sua capacità di essere sempre autoironica e trasmettere la propria unicità.

F: Documentandomi riguardo il Burlesque ho notato una particolarità: mentre nel teatro “classico” i servi di scena fanno tutto quanto sia in loro potere per passare inosservati, ho sentito che nel contesto dello spettacolo Burlesque accade esattamente il contrario, potresti spiegarmi la natura di questa singolarità?

A: Il Burlesque è una sottolineatura della vitalità femminile, è l’esibire la femminilità, quindi non può esserci niente da nascondere; il “servo di scena”, in questo tipo di rappresentazione prevalentemente di genere femminile, si esibisce e ciò fa parte della gavetta in quanto sarà un giorno performer protagonista; le ragazze che rivestono questo ruolo sono soprannominate “Stage Kittens”; si tratta di fatto di giocare con quello che in uno spettacolo teatrale che si attenga a canoni più tradizionali viene considerato come un impiccio da nascondere per quanto possibile. La “Stage Kitten”, si mette in mostra, invia al pubblico un messaggio: “ il futuro sono io”.

F: Le persone che si affacciano per la prima volta al variopinto mondo del Burlesque, in base alla tua esperienza, da che genere di contesto provengono? Sono persone con una pregressa formazione teatrale o ci sono anche “profani” desiderosi di apprendere l’arte?

A: Il Burlesque affascina a prima vista; è una sorta di richiamo interiore; per questa motivazione anche le persone che si avvicinano a questa forma d’arte si potrebbe affermare che sono eterogenee; alcune hanno pregresse esperienze teatrali, altre sono del tutto “digiune”.

F: Il Burlesque è una tipologia di rappresentazione teatrale complessa ed impegnativa, che opera la sua “malia” su più livelli, ritieni che la comprensione profonda dello spirito alla base di questa “disciplina” sia potenzialmente alla portata di tutte le allieve volenterose o che occorra una particolare predisposizione?

A: Per poter apprendere l’arte del Burlesque si presuppone prima di tutto che chi ha scelto di praticarla abbia una profonda consapevolezza del proprio corpo, da cui deriva poi anche la capacità di costruire una gestualità auto ironica. Tuttavia il Burlesque stesso può essere d’aiuto nel perfezionare tale rapporto e nel superamento dell’uso oggettistico del corpo femminile purtroppo ampiamente diffuso; si tratta del diritto di esibire il proprio corpo non in funzione del consumo altrui. Rispetto allo strip tease “classico” il Burlesque introduce proprio questa variabile, ossia l’ironia, il realizzare una performance ad alta carica erotica e nel contempo inviare il messaggio al pubblico che si tratta di un gioco, un gioco che comporta la sua necessaria dose proprio di auto ironia; si realizza la capacità di percepire ed attuare il paradosso insito in questa forma d’arte, che a sua volta si richiama alla vita, esperienza paradossale per eccellenza. Per altro un’esibizione Burlesque non necessariamente comprende lo strip tease, che ne è un elemento importante ma non necessario. A metà del diciannovesimo secolo, ad esempio, anche per ragioni relative al “codice morale” della società dell’epoca, le esibizioni Burlesque erano prettamente fondate sulla mimica comica, sui costumi spiazzanti, sull’esotismo e non comprendevano lo strip tease.

F: Infine, un’ultima domanda: se dovessi definire il teatro Burlesque con una metafora, a quale faresti ricorso?

A: Una donna di fronte ad un’altra donna, che si rivela e trasmette un insegnamento sulla natura del femminino! Non fa male se qualcosa passa al pubblico maschile.

Grazie Alice! 🙂

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