COLOUR FROM THE DARK

recensione di alessandro zorro zorzetto

regia: Ivan Zuccon
produzione: Italia 2008
interpreti principali: Debbie Rochon, Michael Segal, Marysia Kay, Gerry Shanahan, Eleanor James, Matteo Tosi, Emmett J. Scanlan, Alessandra Guerzoni
durata: 92′

Questo lunedì (05/03/2012) c’è stata l’anteprima italiana di “Colour from the dark”, lungometraggio del 2008 del regista ferrarese Ivan Zuccon, in uscita nelle sale venerdì 9 marzo. Non meravigliatevi se questo nome non vi suona molto conosciuto, purtroppo è così, anche se in realtà Ivan è al suo sesto film e gode di una certa fama. All’estero. Perchè pur facendo film indipendenti, Zuccon (qui da noi noto soprattutto per essere il montatore di fiducia di Pupi Avati) porta alta la bandiera italiana del cinema di genere/autoriale in giro per il mondo da 12 anni ormai, riscuotendo successi e facendo crescere quella nicchia di pubblico già molto legata ai maestri Fulci, Bava e Argento.

Per quasi tutti i suoi film la fonte d’ispirazione principale viene dallo scrittore di culto H.P. Lovecraft e di certo questo caso non fa eccezione, anzi. Alza il livello e cerca di mettere in scena uno dei racconti forse più complessi (visivamente parlando) e conosciuti: The colour out of space del 1927. Con le dovute e volute modifiche rispetto alla trama originale, l’azione si sposta dalla provincia americana alla campagna ferrarese della seconda guerra mondiale. E “the colour”, questa entità maligna, non arriva dallo spazio attraverso un meteorite bensì dal fondo di un pozzo.

In un casolare di campagna Pietro e Lucia, due poveri contadini, vivono assieme ad Alice, la sorella sordomuta e “ritardata” di Lucia. Pietro, seppur zoppicante a causa di una malformazione, porta avanti i lavori agricoli mentre la compagna si occupa della casa e della sorella. Un giorno un piccolo incidente scatena l’incredibile e una strana luce aliena fuoriesce dalle profondità della terra inquinando l’acqua del pozzo. Questo sarà solo il primo degli eventi straordinari e terribili che sconvolgeranno Pietro e la sua famiglia.

Girato in 5 settimane e mezzo con un budget di 100 mila euro (quindi abbastanza basso), il film va giudicato in maniera differente rispetto alla maggior parte di quelli che siamo soliti vedere. I limiti che si possono trovare alla pellicola vanno infatti equiparati ai limiti materiali che un basso budget impone, quindi cercate di guardare oltre certe pecche e concentrarvi ad esempio sulla regia e la fotografia, forse proprio il punto più forte del prodotto. La macchina da presa si muove quasi per tutto il film, carrelli e panoramiche, tagli di luce, giochi di fuochi e macchine a spalla dimostrano tutta la passione e l’esperienza che Zuccon (regista, direttore della fotografia e montatore dell’opera) possiede e può mettere in campo. Volendo fare i guastafeste, il ritmo non è quello classico da film horror, anzi, si avvicina molto di più al cinema d’autore (vera intenzione del regista) e qui stona. Anche perchè per sua stessa ammissione la pellicola, come succede ai personaggi del racconto, va a sfumare a nero, rallenta, si decompone. Quindi togliere anche quella tensione tipica da film dell’orrore non è sembrato troppo azzeccato. Allo spettatore manca la spinta e la tensione necessaria per stare attento a ciò che può succedere e un pubblico ormai abituato ai ritmi incalzanti made in USA potrebbe non gradire troppo. Un discorso a parte andrebbe fatto per il cast artistico (capitanato dalla regina degli horror movie Debbie Rochon), troppo vario nella valutazione per essere etichettato con un solo aggettivo. La recitazione è interamente in inglese e uscirà nelle sale con i sottotitoli.

Ad ogni modo, tutta l’operazione legata al film è lodevole e andrebbe sostenuta il più possibile. Il fatto di ri-portare finalmente in Italia un regista Italiano è motivo d’orgoglio e tristezza assieme. Orgoglio perchè vuol dire che il nostro cinema non è morto, anzi, vive e cerca di tornare grande anche e soprattutto attraverso i generi che già in passato ci portano in auge. Tristezza perchè tutto ciò in patria non viene riconosciuto e ancora una volta la meritocrazia (tanto richiesta soprattutto dalle giovani leve) si dimostra una sconosciuta. Un applauso quindi è doveroso per “distribuzione indipendente”, questo nuovo progetto che vuole rilanciare e promuovere quella cinematografia “altra” molto spesso sconosciuta al pubblico, portandola ad ottenere un’adeguata visibilità attraverso un circuito alternativo che conta oltre 300 sale in tutta Italia. Insomma, non è tutto così buio in fondo!

Premi e riconoscimenti.

  • Vincitore come Miglior Film al HP.Lovecraft Film Festival (Portland, USA)
  • Selezione Ufficiale all’Oldenburg Film Festival (Germany)
  • Selezione Ufficiale Fantafestival (Italia)
  • Selezione Ufficiale Bram Stoker Film Festival
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