50e50

recensione di marta freddio

regia: Jonathan Levine
produzione: Stati Uniti 2011
interpreti: Joseph Gordon-Levitt, Seth Rogen, Bryce Dallas Howard, Anna Kendrick, Anjelica Huston
durata: 100′

Tre anni dopo 500 giorni insieme torna sul grande schermo Joseph Gordon-Levitt che nonostante nel mezzo abbia dato prova delle sue abilità attoriali in film come Hesher è stato qui e Inception, resta comunque l’eroe del sentimento sfigato e un tantino rassegnato, l’uomo che sa piangere senza dare troppo fastidio, il testimone di un certo tipo di abbigliamento indie in perfetto equilibrio tra il precisino per caso e il casual studiato a tavolino.
L’avevamo lasciato in preda alla disperazione dopo essere stato scaricato da Sole, in questo film lo vediamo convivere senza entusiasmo con Rachel (Bryce Dallas Howard), la quale sembra molto più interessata ai suoi vaneggiamenti pseudoartistici ispirati che alla loro storia.
Ma 50e50 non è una storia d’amore, il titolo è un cinico riferimento alle possibilità di sopravvivenza a un cancro alla spina dorsale che colpisce il protagonista.
Peccato però che il titolo sia l’unica cosa cinica e vagamente coraggiosa di un film che nemmeno la bravura di un buon cast come questo basta per salvare dall’impressione di una storia farcita un po’ forzatamente da un’abbondante ironia costruita che alla lunga finisce per stancare.
Andiamo con ordine: Adam ha ventisette anni, un lavoro alla radio, una casa a Seattle, una ragazza che non lo ama, un amico che parla solo di sesso, una mamma apprensiva e un dolore alla schiena. Il dolore alla schiena è un cancro che sconvolgerà il suo presente: Rachel lo lascia per questioni di Karma, troppa negatività negli ospedali, l’amico Kyle (Seth Rogen) cerca di insegnargli a sfruttare il fascino del malato con le ragazze, la madre (Anjelica Huston) vorrebbe trasferirsi a casa sua per preparargli tè verde e gli anziani signori con cui si ritrova a fare la chemioterapia sembrano destinati a morire uno dopo l’altro. Senza speranza.
Come se questo non fosse già un contorno sufficientemente pesante Adam è in terapia con una giovane dottoranda in psicologia, Katherine (Anna Kendrick), che cerca goffamente di aiutarlo con una mano sulla spalla.
Quello che non convince in questo film è proprio la sceneggiatura, scritta da Will Reiser, il quale ha vissuto in prima persona gli eventi che racconta. La storia se da un lato ha il pregio di affrontare in maniera diretta il tema della morte, dall’altro sembra troppo ferma dentro queste situazioni divertenti, soprattutto la prima parte del film viene quasi del tutto monopolizzata dall’ingombrante presenza delle battute dell’amico Kyle.
Va detto però che è nel disordine di questi personaggi, che sembrano non capire la solitudine con cui inevitabilmente Adam affronta la malattia, che si trovano i migliori tentativi di aiutarlo, più onesti di quanto all’apparenza non sembrino e sicuramente più utili di quanto non fosse l’iniziale chiusura di Adam, il quale si trincera dietro falsi sto bene, è tutto ok.
Nel finale il film accelera, Adam deve sottoporsi a un delicato intervento chirurgico che deciderà della sua vita, i personaggi si ritrovano in ospedale ad aspettare il verdetto e si inizia ad intravedere il finale.
50e50 ha di buono il non cercare risposte o verità divine in grado di spiegare o giustificare, il protagonista giustamente si chiede perché è toccato proprio a lui che non beve, non fuma e fa persino la raccolta differenziata, ma il perché non si sa, succede e basta. Il mondo non è fatto come sembra credere la sua presto ex fidanzata Rachel di energie positive (i sani) ed energie negative (i malati), è fatto di persone e cose che accadono, punto.
Consigliato a chi ama Joseph Gordon-Levitt e a chi non si stanca mai delle battute che vogliono strapparti un sorriso a tutti i costi.
Per chi però vuole vedere un bel film che affronta la stessa tematica consiglio Restless (tradotto in italiano con L’amore che resta) di Gus Van Sant.

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