Luck S01 E03

recensione di nicolò favaro

Si comincia a fare sul serio, i personaggi assumono i loro connotati e la storia allarga il respiro. Sono contento di ricredermi sul personaggio di Farina (il Greco) quello che avevo preso per passività invece si sta dimostrando sorniona attesa. Per quanto riguarda l’episodio in sé è forse un po’ più lento dei primi due, ma questo è dovuto al crescere delle varie trame. Mr Smith (un sempre più stanco Nick Nolte, mi spiace dirlo ma il suo personaggio ha bisogno di un’iniezione di pathos altrimenti continua ad essere solo un vecchio nostalgico) mette in groppa al suo baio un fantino troppo vecchio e troppo stanco per una cavalcatura del genere e il risultato è chiaramente disastroso quindi si convince a richiamare la fantina che lo ha addestrato e si prevedono scintille per la prima vera corsa di Gettin’ up Morning . L’Ufficio Cervelloni riesce ad acquistare con i soldi della vincita un cavallo dalle grosse potenzialità e lo fa allenare da Turo Escalante (bellissima e divertente la scena dell’incontro dei quattro con Turo ed il cavallo) che intanto scopriamo essere impegnato in una relazione segreta con la veterinaria della sua scuderia. Ace convoca una riunione del suo consiglio d’affari e ordina l’acquisto di quote di partecipazione per cinquanta milioni di dollari dell’ippodromo di Sant’Anna. Assume come portavoce un giovane rampante  yuppie che etichetta con questa frase lapidaria “ha cervello e ambizione e pensa che lo porteranno da qualche parte. Ma è assolutamente privo di stile, cazzo”. Si evoca continuamente lo spettro del Boss di turno, Mike, ma ancora niente.  Quello che appare chiaro è che personaggi al pari degli attori sono i cavalli coinvolti nelle varie storie, ognuno con una propria personalità e attitudine. Legati alle vicissitudini dei vari personaggi, sono loro i motori della storia, ripresi in lunghi primi piani silenziosi, quasi come fossero le coscienze dei protagonisti. Finita l’oretta scarsa di visione ne vuoi subito un’altra e  snoccioleresti le puntate come un cattolico fervente farebbe con il suo rosario. Appare ridicolo dire che ogni puntata sembra un film perchè non lo è. Ormai il linguaggio si è evoluto e il prodotto mediatico non ha più forme di catalogazione standard dove il cinema è la massima espressione artistica e la serialità televisiva un surrogato per bocche buone. Ormai la distinzione è tra il coinvolgere o la repulsione e Luck ti travolge. Come un cavallo in corsa.

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