HONG KONG EXPRESS

recensione di marta freddio

Regia: Wong Kar-way

Produzione: Hong Kong 1994

Attori: Takeshi Kaneshiro, Brigitte Lin, Tony Leung, Faye Wong

Durata: 98′

Questa è una di quelle pellicole in cui più che la storia conta lo sguardo del regista, il suo personalissimo modo di raccontarci i personaggi. Non si cerca l’oggettività di un amore finito, ammesso che esista, si cercano le sensazioni e i dettagli, che sono loro a costruire il racconto. Potremmo parlare di un’estetica degli oggetti in tutti i film di Wong Kar-wai ma in questo, che segna anche il suo ingresso nel mondo del cinema occidentale, è più che mai presente e fondamentale.
Hong Kong Express è un film costruito e quasi interamente raccontato dai significati che il regista mette dentro agli oggetti, così barattoli di ananas che scadono diventano la prova ultima della fine di un amore, una canzone sentita sempre a volume alto (California Dreamin’ dei Mamas & Papas) diventa il sogno americano di una ragazza poco più che adolescente, saponette che si consumano e strofinacci bagnati diventano metafore della solitudine di un abbandono.
E la stessa Hong Kong, nella fattispecie il quartiere Chungking House, è protagonista del film perché è proprio la città il vero punto di unione tra le due storie. I personaggi si muovono inconsapevoli gli uni degli altri lungo gli stessi percorsi, si incontrano in un fast-food che diventa anch’esso simbolo e snodo di quella vita quotidiana che investe e divide a suo piacimento. Hong Kong è una metropoli dove ci si perde, dove la solitudine e lo smarrimento sono tali che l’identità dei due protagonisti maschili è ridotta a numeri: agente 223 e agente 663.
Il realismo con cui Wong Kar-wai restituisce l’immagine della metropoli è enfatizzato dal suo particolare stile formale e narrativo: una regia sperimentale e l’utilizzo della camera a mano trasmettono tutta l’instabilità emotiva dei suoi anti-eroi della solitudine, ugualmente i loro movimenti rallentati rispetto al caos della città servono al regista per collocarli nei loro microcosmi onirici piuttosto che nella realtà.
I quattro personaggi, nella prima parte un poliziotto in borghese (Takeshi Kaneshiro) lasciato dalla fidanzata e una misteriosa trafficante di droga (Brigitte Lin), e nella seconda un poliziotto in divisa (Tony Leung), anch’esso lasciato dalla fidanzata e una giovane cameriera di fast-food (Faye Wong), prendono la parola a turno intrecciando le loro storie le une alle altre e dando sfogo alla propria interiorità in significativi soliloqui o in maniacali abitudini.
I due episodi, separati solo apparentemente, poiché ciascun personaggio sfiora l’altro per pochi secondi, sono accomunati da un tempismo avverso: quando qualcuno è innamorato dell’altro, l’altro è ancora innamorato di qualcun altro e questo fa sì che le storie d’amore siano sempre senza fine e senza inizio.
Il tema del tempo, ricorrente nei precedenti e nei successivi film, troverà la sua massima espressione nel film 2046, realizzato dieci anni più tardi.
Hong Kong Express, girato durante una pausa dalle riprese di Ashes of Time, senza una sceneggiatura precisa, anticipa il successivo film del regista cinese Fallen Angels e vince a Cannes il premio per la miglior regia nel 1994.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: