Luck

serie 01 episodio 01

recensione di nicolò favaro

HBO, Michael Man, Dustin Hoffman, Nick Nolte. Ci sarebbe da aggiungere poco altro, se non che questa è una di quelle serie di cui parleremo ai nostri nipoti, fieri di esserne stati coevi.  Ok, forse con lo scorrere degli episodi mi pentirò di questa affermazione, ma per ora mi godo l’estasi che il pilota mi ha regalato. Siamo dalle parti degli ambienti malavitosi cari alla Hbo, più precisamente a LosAngeles, più precisamente in un ippodromo. Si seguono le vicende di diversi personaggi: l’allenatore dei cavalli, dei fantini, una veterinaria, degli scommettitori debosciati. Si comincia: “Ace” Bernstein (Dustin Hoffman) esce dal carcere deciso a rientrare nel giro, si prosegue con Mr Walter (Nick Nolte) stanco e vecchio fiducioso in una sua nuova scoperta, un cavallo splendido, montato da una ragazza grintosa. In mezzo ci sta di tutto, e tutto aspetta per essere rivelato. Nel calderone vengono inseriti degli scommettitori cronici baciati dalla fortuna, la mafia (e come poteva mancare?) e dei conti che aspettano di essere regolati. Una regia sapiente e ruvida, grintosa e senza filtri, ci accompagna nel mondo delle corse dei cavalli e di tutto quello che ci gira intorno. Inutile parlare dell’accuratezza e perizia con cui si svolge la vicenda, parliamo di HBO, mica cazzi. Da cardiopalma le sequenze delle corse, da urlo gli attori e avvolgenti montaggio, fotografia e colonna sonora. Si sente puzza di sudore e adrenalina, si partecipa con interesse alle sorti dei protagonisti, si prova a capire qualcosa sull’oscuro mondo delle scommesse nei tornei ippici americani, ma non preoccupatevi, si capisce subito per chi dover fare il tifo, e pare di intravedere il vecchio Hank, lassù tra gli spalti. Tanta carne al fuoco dunque e almeno tre sequenze da ricordare di questo pilota: l’arrivo di Hoffman all’hotel, quando un inserviente gli dice “mi sono laureato signor Bernstein” e Hoffman con aria sorniona risponde “buon per te ragazzo, anche io”; Nick Nolte seduto in un prato davanti ad una stalla che parla con il suo cavallo; la corsa sul finale di puntata, da brividi lungo la schiena.

Una serie da cui è lecito aspettarsi molto e viste le premesse anche qualcosa in più: forse siamo di fronte al primo caso di coscienza seriale, come per la nouvelle vague per il cinema, come le avanguardie francesi per l’arte.  Speriamo di avere fortuna.

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