LAST NIGHT

recensione di marta freddio

regia: Massy Tadjedin
produzione: Francia/Usa 2010
attori: Keira Knightley, Eva Mendes, Sam Worthington, Guillaume Canet
durata: 92′

Sarà il caso di dirlo subito: se avete visto Last Night forse l’avete anche dimenticato. Di certo non si ricorda per il titolo originale ma nemmeno per la storia che porta sullo schermo, siamo infatti davanti ai soliti problemi annessi e connessi all’amore: fedeltà e tradimenti, gelosie e tentazioni, tutto nell’arco di una notte in cui una giovane coppia si trova casualmente a vivere esperienze tanto distanti eppure in parte simili, che almeno potenzialmente potrebbero cambiare i loro equilibri perfetti.
Quello che voglio dire è che Last Night non piacerà ai cinefili, agli aspiranti registi, ai maniaci dei piani, campi e controcampi né agli avanguardisti di un certo cinema fatto di sperimentazioni. E non piacerà nemmeno a quel pubblico felicemente sposato da anni che va al cinema il sabato e la domenica. O forse si, a loro si, ma di certo non lo capiranno né apprezzeranno come l’ho apprezzato io. Forse piacerà, così come è piaciuto a me, a chi di nascosto tiene nell’ipod certe canzoni romantiche tipo Marmellata #25 di Cremonini, a quanti vogliono che Andrea e Viola di Un posto al sole tornino insieme e tanti saluti Arianna, a quelli che guardavano alle tre del pomeriggio Dawson’s Creek passando sopra persino agli improbabili dialoghi tra Joey e Dawson. Ecco sì, perché anche questo film ha una sceneggiatura un po’ verbosa, dialoghi poco credibili, almeno per la maggior parte delle persone. Ma il punto di questo film non è dire se è fatto bene o male o se gli attori sono bravi o no, che poi loro non sono neanche male. Certo siamo lontani anni luce da Fanny Ardant nella Signora della porta accanto, film che nemmeno dovrei nominare in questo contesto ma tant’è.
L’amor fou del film di Truffaut era fatale, qui forse è solo vittima dalla paura di perdere le cose facili della vita come un matrimonio che sembra funzionare, un marito che si conosce dai tempi del college, un bell’appartamento a New York, un lavoro almeno in parte somigliante a quello che si vorrebbe realmente fare, una serenità che funziona da antidolorifico a patto di non pensare mai che in un’altra città, in un altro paese c’è una persona che ami molto di più di tutto questo. Ecco qual è il punto: riconoscere ciò che si vuole e nonostante questo non avere il coraggio di fare qualcosa per prenderselo e anzi dire ho rinunciato a te.
E allora come si fa a non voler prendere a schiaffi Joanna (Keira Knightley), come si fa a non odiare quel suo inutile marito interpretato dall’australiano Sam Worthington e come si fa a provare anche solo un briciolo di simpatia per quella Laura (Eva Mendes) che subisce il fascino (ma quale?) di Michael e come si fa, in ultimo, a non tifare dall’inizio alla fine per Alex (Guillaume Canet), lo scrittore francese dalla faccia un po’ compiaciuta (in quanto scrittore, chiaro) ma pur sempre sincero nei sentimenti?
E infine lei lo guarda andare via in taxi e dice: “cosa darei per essere stanca di te”.
Ma allora sei stronza, ecco, non c’è niente altro da aggiungere.
Film che non ha vinto nulla, che ha aperto nel 2010 il Festival del Film di Roma, opera prima di Massy Tadjedin, giovane regista di origine iraniana ma di educazione americana, consigliato solo a chi si sente vittima di un destino avverso.

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Un Commento

  1. Boston

    è stato uno dei film più belli che ho visto negli ultimi tempi. l’ho trovato molto credibile e ben costruito, alla fine avevo gli stessi pesi della coscienza di Michael e la stessa sofferenza di Alex.
    Ma forse il destino mi è avverso? 🙂

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