Psychoville

recensione di alessandro zorro zorzetto

Riuscire a raccontare la trama di questa serie inglese è praticamente impossibile, quindi non ci provo nemmeno. Anche perchè molte volte viene meno, si perde, viene ripresa per i capelli e rigirata come un calzino. Ma tutto questo ci è indifferente. Quel che raccontano è solo il pretesto di come lo raccontano.

Bastano pochi secondi di visione per rendersi conto che c’è qualcosa di sbagliato e malato in tutto ciò. I personaggi principali (quanti sono?! Cinque? Sei? Sette?!) sono grotteschi, macabri, inquietanti al limite dell’accettabile, eppure ti tengono lì perchè t’aspetti da un momento all’altro che si sveli la farsa. Pensi: “ok dai, non è possibile che le altre persone Normali, in questa situazione Normale, non reagiscano in qualche modo a quel che fanno queste maschere da carnevale ambulanti!”. E la cosa bella è che vieni accontentato quasi sempre. Una gag irriverente, una battuta bastarda, uno sketch di dubbio gusto viene sempre fuori e ti spiazza perchè non sai se ridere o indignarti. Ma poi ridi, non ci si può trattenere. Una volta assorbito il sapore nero della commedia british, tutto va giù liscio e si passa da una puntata all’altra come se fossero ciliegie.

Ricordano molto una versione incattivita di Little Britain, invece dietro a tutto ciò troviamo i membri del The League of Gentlemen, gruppo di attori/autori nato nel ’95 e con già all’attivo una serie radiofonica, 3 televisive per la BBC, un film e tre libri. Tutto chiaramente lontanissimo dall’arrivare in terra italiana. Il segreto del loro successo è riuscire a mischiare più generi narrativi partendo sempre dalla black comedy. Passare, da un’inquadratura all’altra, dalle classiche atmosfere Horror al Musical non è da tutti, ma sembra un gioco da ragazzi con la forte dose di humor nero che riescono ad usare in ogni puntata.

Al momento la BBC ha prodotto e messo in onda 2 serie per un totale di 13 puntate da mezz’ora (più un’immancabile speciale di Halloween da un’ora). Come dicevo poc’anzi, è impossibile spiegare in poche righe chi sono i personaggi principali, non si può fare per Lost, non si può fare qui. L’opera è corale e, giusto per darvi un’idea, sono una ventina i caratteri che vediamo per almeno metà delle puntate. È anche da dire che dodici di questi caratteri vengono interpretati da soli due attori/autori: Reece Shearsmith e Steve Pemberton, fondatori di The League of Gentlemen.

Però, giusto per darvi un assaggio di quel che potreste affrontare, nell’arco delle due stagioni troverete: Un Clown uncinato, un nano telecinetico, assassini come se piovesse, insospettabili collezionisti nazisti, agenti segreti improvvisati, madri psicolabili, bibliotecari psicotici… insomma, un gran mucchio di folli e malati mentali all’apparenza tranquilli ma allo stesso tempo inquietanti.

Il mio consiglio è quindi di resistere all’istinto di lasciar perdere che potrebbe assalirvi dopo la prima puntata e provare anche la seconda. State affrontando strade qui da noi sconosciute, gusti nuovi, sensazioni contrastanti. Prendeteci un attimo confidenza e poi decidete se può fare al caso vostro o meno. Come di fronte ad una nuova cucina etnica. Non date subito per scontato che non vi piace, datele e datevi una possibilità, magari vi sorprende. Se invece già al primo boccone vi gusta il palato, buon appetito!

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