IL MALEDETTO UNITED

recensione di alessandro zorro zorzetto

regia: tom hooper
produzione: Regno Unito 2009
attori: michael sheen, timothy spall, colm meaney, jim broadbent, stephen graham
durata: 97 min

Parlare di questo film vuol dire parlare di molte cose assurde, mettere molta carne al fuoco, molti nomi e avvenimenti che dovrebbero essere noti e invece no. E già questa è una cosa assurda. Ma andiamo con ordine, un ordine a caso.
Il Maledetto United è un film del 2009, 97 min, a colori, tratto dal romanzo omonimo di David Peace, prodotto dalla BBC e distribuito dalla Sony. In realtà non c’entrava molto la Sony, ma visto il successo postumo di alcuni elementi ha ben deciso di comprare i diritti di distribuzione. Certo, in Italia non ha pensato minimamente di portare delle copie in sala, ma almeno si può trovare in dvd.
La storia narrata è bizzarra e singolare come solo alcune storie vere possono essere. In questo caso si tratta della vita di Brian Howard Clough, considerato uno dei più grandi allenatori di calcio di sempre. “Ma io non l’ho mai sentito” direte voi. Rileggetevi l’introduzione.
Prima di vedere il film avevo letto brevi recensioni (tutte molto positive) ma, oltre a sottolineare il fatto che non si trattava del Manchester lo United del titolo, davano una indicazione per me errata, che comunque riporterò: la pellicola parla dei 44 giorni in cui Clough fu chiamato ad allenare il Leeds United.
Ok, è vero, c’è anche questo lì in mezzo ma questa pellicola è molto di più, perché detta così suona riduttiva, suona gustosa solo per gli amanti del calcio e invece quest’ultimi potrebbero pure rimanere delusi nel vederla.
Quello che viene più analizzato è il personaggio-Clough, questo mister straripante con dei modi alla Mourinho degli anni ’70. Il suo rapporto con il vice, con la squadra, con i media, con i colleghi. Insomma è la storia di un uomo che alla fine ce l’ha fatta. Ma non come succede di solito…
Non dirò molto altro della trama per non correre il rischio di rovinarvi “il gusto di scoprire le cose”, dirò però che il carattere del protagonista è un po’ difficile, un po’ scostante, intrattabile, permaloso, arrogante, capace persino di mettersi contro una nazione intera (proprio la nostra Italia) e di sfidare il Mohammed Alì dei tempi migliori. Ma in fondo è solo un uomo con le nostre stesse paure e debolezze e sta qui a mio parere il bello del film, sta nel fatto che è tutto vero anche se assurdo.
Facciamo un passo indietro: è il 2006, il regista Stephen Frears (Relazioni Pericolose, Eroe per caso, Alta fedeltà, The Queen) mentre si reca al festival di Venezia resta fulminato dal libro di Peace, contatta il suo produttore, l’autore, uno sceneggiatore strepitoso (Peter Morgan, L’ultimo re di scozia, L’altra donna del re, Frost/Nixon, I due presidenti etc…) e l’attore protagonista, scelto anche per una certa somiglianza con chi dovrà interpretare, Michael Sheen, il Tony Blair del cinema ( lo si può vedere anche in Frost/Nixon, Underworld, Blood Diamond e nel più recente Midnight in Paris). Siamo a fine 2007 e il più sembra fatto.
E invece no. Parte la produzione e il regista saluta tutti abbandonando il progetto.
Al suo posto viene chiamato un certo Tom Hooper, un unico film all’attivo (anche bruttino…), che prende in mano la situazione, legge, intervista, si informa e completa il cast portando altri ottimi attori tra cui Timothy Spall (tutti l’abbiamo visto eppure non ne conosciamo il nome), Colm Meaney (altro caratterista dalla filmografia lunghissima) e Stephen Graham (giovane e promettente, faccia sporca quanto basta per rimanere impressa, dal 2002 ad oggi sembra non sbagliare un colpo).
Hooper dirige il tutto portando a casa una pellicola con un ritmo piacevole, una recitazione registrata a puntino, una fotografia semplice e sempre a disposizione del racconto e alcune piccole sperimentazioni.
L’anno successivo riceverà 12 nomination e 4 premi Oscar con “Il discorso del Re”.
In definitiva, se volete passare un’ora e mezza rimanendo a bocca aperta di fronte agli incredibili giri della morte che il destino si diverte a fare con la vita di un coach sbruffone, questo è il film che fa per voi. Se invece volete il solito film sul calcio c’è sempre la pessima trilogia Goal!
A voi la scelta!

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