HESHER È STATO QUI

recensione di chiara giontella

regia: Spencer Susser
interpreti: Joseph Gordon-Levitt, Devin Brochu, Rainn Wilson, Natalie Portman, Piper Laurie
produzione: USA 2010
durata: 100′

Finalmente Hesher è stato qui è stato distribuito in Italia dalla Bolero Film a partire dal 3 febbraio 2012.

Quindi teoricamente la heshermania dilagata sui social network negli Stati Uniti può infettare anche noi e diventare fenomeno cult.

Gli ingredienti del successo commerciale non vanno cercati nella sceneggiatura o nella partecipazione al Sundance Film Festival nel 2010 ma in alcuni non trascurabili aspetti:

  • tra i produttori della pellicola c’è Natalie Portman che si è ritagliata per sé il ruolo di Nicole, cassiera squattrinata e dal look discutibile (anche in questo modo brutta non ci riesce proprio a sembrarlo). Personaggio amabile e solo apparentemente marginale il suo, condito di dolcezza e precarietà.
  • L’Hesher del titolo è interpretato da Joseph Gordon-Levitt che utilizza questo ruolo per dimostrare la sua bravura e il suo personaggio è così ingombrante, fastidioso e vivo che prende in ostaggio la storia diventando protagonista di un film che non è su di lui.
  • Gran parte della colonna sonora è composta da brani dei Metallica (The shortest Straw, Fight Fire with Fire, Pulling Teeth, Motorbreath, Battery) e può vantare anche il brano dei Motörhead Rock out. Per interpretare Hesher, Gordon-Levitt si è ispirato al defunto bassista dei Metallica Cliff Burton e il gruppo ha ufficialmente approvato e apprezzato il film.
  • È stata realizzata un’ottima campagna pubblicitaria virale con Facebook Character Trailers, brevi clip sui personaggi del film, e gadget come adesivi e T-shirt con i tatuaggi di Hesher e con le grafiche dei titoli di coda.

Hesher è stato qui parla di come si può essere paralizzati da un dolore causato da una perdita e di come si può reagire.


Il tredicenne T.J. (un bravissimo Devin Brochu) e suo padre Paul (Rainn Wilson) hanno da poco perso rispettivamente madre e moglie in un incidente stradale. Paul è depresso, immobile e imbottito di pillole, dorme per la maggior parte del tempo sul divano. T.J. è infastidito dalla reazione del padre e ossessionato dal recuperare quello che resta dell’auto della madre. Lui e Paul si sono trasferiti a casa della nonna Madeleine (Piper Laurie). T.J. combatte il dolore con un atteggiamento kamikaze, pedala sulla sua bicicletta in giri fallimentari alla ricerca di risposte e sbatte fisicamente contro tutta una serie di ostacoli.
C’è una violenza continua prima e dopo l’arrivo di Hesher, ci sono pugni e la paura di altri pugni, incomprensioni e minacce verbali e fisiche, gesti sgraziati, dialoghi mancati, una tensione senza sosta con povere oasi di pace che servono solo da detonatore; gli ingredienti da commedia non rilassano lo spettatore ma lo rendono nervoso.
Il motore della storia è l’arrivo di Hesher, metallaro, fuorilegge, magrissimo, violento e imprevedibile nelle vite di T.J., Paul, Madeleine e Nicole, amica del tredicenne.
Hesher ha un rapporto distruttivo-affettivo con qualsiasi cosa. Dal momento in cui incontra T.J. inizia a seguirlo e a perseguitarlo, si trasferisce a casa sua, lo incastra nelle sue malefatte, non lo difende quando è vittima di un bullo ma a suo modo gli si affeziona. Hesher è un forte elemento negativo e affascinante, un buco nero che risucchia tutto ma che allo stesso tempo riesce ad essere dolce con la nonna del ragazzino e ad innestare una serie di reazioni nei protagonisti che saranno il cambiamento che serviva alle loro vite. Il racconto non ha una vera coerenza interna, forse grazie anche al fatto che è l’opera prima del regista Spencer Susser, la storia è fedele solo alla violenza e alla perdita. Il ritmo è incalzante come in un thriller, non a caso il co-sceneggiatore del film è David Michôd, il regista di Animal Kingdom, e i vari imput di senso non sono solo nelle volgari ed esilaranti metafore di Hesher. Gli ultimi quaranta minuti di film sono meravigliosi, il registro cambia insieme ai personaggi e qualsiasi tipo di spettatore potrebbe inaspettatamente ritrovarsi a piangere, anche un fan dei Metallica forse.
“La vita è come camminare nella pioggia, puoi nasconderti e ripararti, oppure puoi bagnarti.”

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