Il concerto

recensione di adelaide spadafora

regia: Radu Mihaileanu
produzione: Francia/Italia/Romania/Belgio, 2009
durata: 120′
premi: Nastri d’Argento 2010 Miglior film europeo; David di Donatello 2010 miglior film dell’Unione Europea; César 2010 Miglior colonna sonora

“Mia nonna diceva sempre, il sole sorge la mattina non sorge la sera.”

“Ma beveva troppo?”

Andreï Filipov (magistralmente interpretato da Aleksei Guskov) è un direttore d’orchestra costretto a lasciare la professione per imposizione di Brežnev che non tollerava la presenza di musicisti ebrei all’interno della sua orchestra. Per trent’anni è costretto quindi a fare lo sguattero per il nuovo direttore del Bolshoi, il celebre teatro di Mosca. Anche gli altri componenti della sua orchestra sono costretti a ripiegare sui lavori più umili: c’è chi guida l’ambulanza, chi fa il facchino, chi il doppiatore di film hard. Per Andreï e il suo gruppo arriva il momento del riscatto quando riesce a intercettare un fax destinato alla direzione del Bolshoi, in cui il Théâtre du Châtelet invita l’orchestra a suonare a Parigi. Andreï decide che è giunto il momento di rivendicare la sua dignità di uomo e artista. Aiutato dai musicisti della sua vecchia orchestra, mette in atto il suo piano rocambolesco: andare a Parigi e suonare nel teatro francese spacciandosi per l’orchestra del Bolshoi. Per Andreï questo viaggio sarà anche l’occasione per incontrare Anne-Marie Jacquet (Mèlanie Laurent, la Shosanna di Inglourious Basterds di Tarantino), che suonerà come primo violino, e renderla finalmente consapevole della propria identità. Nonostante l’inevitabile accostamento al cinema di Kusturica (o forse proprio a causa di questo), il film stenta a decollare. Nulla da recriminare agli attori, Guskov interpreta magnificamente un uomo che ha il coraggio e la determinazione di riscattare la propria esistenza e la propria arte. Mèlanie Laurent sa essere elegante, fragile e risoluta al tempo stesso. Un plauso meritano anche i personaggi secondari, a cui ci si affeziona senza difficoltà, con le gote rosse, la predisposizione ad alzare il gomito e l’euforia quasi infantile nel ritrovarsi dopo tanti anni a vivere la rivincita che hanno sempre sognato. Il concerto è un film che si perde nel suo epilogo. Il Concerto per Violino e Orchestra di Tchaikovsky, diretto da Filipov nel teatro francese, che avrebbe dovuto rappresentare l’apice di questo film, forse anche per una eccessiva necessità didascalica, risulta monotono e stancante. Passi il concetto che la musica, e l’arte più in generale, sia un potente strumento di riconciliazione e confronto tra gli individui, ma quando il concerto finisce e vediamo i titoli di coda, nessuna melodia potrà toglierci la sensazione che il film non ci abbia convinto del tutto, che sia stato insomma un’occasione sprecata.

Annunci

  1. Maria Saracino

    Noooooooo, noooo, nooooooo. Evviva il confronto, ma il film non deve essere paragonato a quelli di Kusturica.
    I balcani da un lato, l’ex Urss dall’altro.
    Questo film, per ogni piccolo particolare scelto, incluse le esagerazioni, è un ritratto dell’Unione Sovietica prima e dopo la sua caduta. Le cucine, il carattere gioioso dei protagonisti, i matrimoni coatti, i vestiti e la grande cultura “nascosta” dietro un aspetto trasandato e qualche cicchetto di vodka.

    Il finale è l’epilogo che ci voleva. La lunga scena finale serve per “rimettere le cose” nel posto giusto, ridando la degnità ai personaggi del film.

    Bisogna semplicemente guardarlo in italiano (perchè quel doppiaggio in italiano è veramente uno scempio)

    Prego la signorina Adelaide, peraltro tenuta in alta considerazione, di guardare questo genere di film senza pensare ai possibili paragoni.

    ps. Rilancio con un “Everything is illuminated” (pensando ad un possibile ciclo di film, che rappresentino l’est, quell’est).

    alla prossima

    M.

  2. Non credo che Lei abbia mai suonato qualche strumento classico, non lo dico in tono dispregiativo, e sono abbastanza sicuro che anche ad un purista di musica classica il film non piacerebbe affatto. Dopo l’ultima nota, nel finale, non c’è più altro da dire. Ci sono tanti modi per raccontare le favole e personalmente adoro questo modo. Pulito, neoclassico.
    Grazie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: