A Dangerous Method

di David Cronenberg

Recensione di Daniele Papa

Sono andato tre volte nella mia videoteca di fiducia per noleggiare “A Dangerous Method” e solo alla terza l’ho trovato disponibile, cioè oggi. Dovete sapere che io sono un grande fan di David Cronenberg, tale che ho tutti i dvd dei suoi film e alcuni, come “Crash”, “Il Pasto Nudo” e soprattutto “Videodrome” li ho talmente visti e rivisti da conoscerne le battute a memoria. Penso che nei film citati egli abbia raggiunto il suo apice artistico e soprattutto la maturità della sua poetica: ciò nonostante apprezzo moltissimo i “”b-movie” splatter con cui ha esordito questo regista canadese, poiché, seppur ora un po’ datati, presentano in maniera embrionale dei temi, come l’ossessione per le metamorfosi del corpo, che saranno poi sviluppati nel corso della sua vasta filmografia. Ho amato anche alcuni suoi film minori, come “Spider” che ho trovato molto originale, e ho storto un po’ il naso quando ha iniziato il suo dittico con “La promessa dell’assassino” e “History of violence” anche se poi, rivedendoli, ho potuto apprezzare la sperimentazione e l’apertura a un genere nuovo di quello che io considero un genio contemporaneo.

Ma quest’ultimo film, ecco, proprio no. “A Dangerous Method” è un film fastidioso sin dai primi cinque minuti, quando la bellissima Keira Knightley fa una poco credibile scena da isterica (forse qualcuno dovrebbe spiegarle che non è Angelina Jolie in “Ragazze Interrotte”) per poi continuare a recitare senza forse essersi accorta che non si trova più sul set di “Orgoglio e Pregiudizio”. Anche due ottimi attori, come Fassbender e Mortensen, quest’ultimo ormai diventato attore feticcio di Cronenberg, sembrano in imbarazzo nei troppo abbottonati panni dei padri della psicanalisi Jung e Freud, dove tra disquisizioni scientifiche forse troppo complesse si ritrovano a recitare un copione le cui battute sembrano tratte da wikipedia, sezione teorie della psicanalisi, appunto.

Eppure questo film doveva essere il completamento di una carriera interamente dedicata a un cinema rivolto a sondare i misteri e i deliri mostruosi della psiche umana: nonostante l’ottimo montaggio e una geniale regia, dei costumi troppo perfetti perché sembrino anch’essi credibili, credo che la pecca del film sia soprattutto una sceneggiatura scadente, che non riesce né a rappresentare né tantomeno a sintetizzare, in maniera visiva, il complesso rapporto di una triade intellettuale le cui dinamiche interpersonali hanno dato origine alla scienza che sonda la natura dell’animo umano. Il risultato, infatti, è costituito da lunghi (e noiosi) dialoghi che per la maggior parte si disperdono in inutili battibecchi amorosi conditi da qualche sonora frustrata che sinceramente, nei giorni nostri, ho trovato un po’ “camp”.

Il risultato è un film noioso, disperso, dove ottimi attori si muovono impacciati e senza una direzione. Una grande occasione mancata. Per questo lancio un appello: Adorato Cronenberg, forse hai ceduto al richiamo del mainstream, ma l’unico consiglio che mi sento di dare è di prendere esempio da David Lynch, che fa sempre quello che gli pare perché può permettersi di farlo. E tu non sei certo da meno.

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