The Iron Lady

 di Phyllida Lloyd. (2011)

recensione di marta freddio

L’abbiamo vista nei panni supereleganti di Miranda Priesly (Diavolo veste Prada), l’abbiamo vista in un musical sposarsi con Pierce Brosnan (Mamma mia!), l’abbiamo persino vista negli abiti rigidi di una suora di cinquant’anni fa (Il dubbio) e in mille altri ruoli che soltanto lei avrebbe potuto rendere credibili, ma questa volta Meryl Streep interpreta niente meno che la prima donna premier di una democrazia occidentale: Margaret Thatcher, per i sostenitori Maggie.

Il film The Iron Lady, questo il nome che l’Unione Sovietica le aveva dato per il suo anticomunismo, nelle sale italiane dal 27 Gennaio scorso, ripercorre la storia della Thatcher partendo dalla giovinezza, quando figlia di un droghiere di Grantham riesce prima a studiare nella prestigiosa università di Oxford e poi, vincendo gli ostacoli di genere e classe, ad affermarsi nel partito conservatore inglese, fino ad arrivare all’età avanzata, passando attraverso vicende come la guerra delle Falklands, una difficile crisi economica e il suo declino politico nel 1990.

Diciamo subito però che il film è molto lontano dall’essere un documentario, non vuole né quindi tenta di ricostruire un profilo politico completo di Margaret Thatcher, non si sofferma sulle riforme da lei portate avanti, si limita a fare accenni: vediamo lo scontento degli inglesi, rivolte per le strade, scioperi e discussioni in parlamento, ma tutti questi avvenimenti, come del resto l’intera storia, sono filtrati dagli occhi di una Thatcher ormai ottantenne, sono i ricordi di una donna non più lucida, colpita dalla malattia di Alzheimer, che non riesce più a distinguere il passato dal presente e che della politica dirà che erano solo decisioni troppo difficili.

Figura onnipresente nel film quasi quanto Meryl Streep è Jim Broadbent, che interpreta il marito Denis, morto ormai da anni e che tuttavia Margaret continua a vedere ovunque.

Il film infatti si apre con i coniugi Thatcher che fanno colazione e fino a che l’assistente dell’ex primo ministro non entra in scena non sappiamo che in realtà la donna siede al tavolo completamente sola.

Margaret è sommersa dai frammenti della sua vita passata e non sono ricordi ordinati, sono momenti in cui non c’è più la consapevolezza del reale, momenti dai quali riesce a uscire perché la figlia o gli assistenti la riportano alla realtà. Ma quando è sola Denis continua a vivere nella sua immaginazione e le parla continuamente, tanto che ad un certo punto del film Margaret per non impazzire accende la tv, lo stereo e tutti gli elettrodomestici che ha in casa solo perché il rumore possa coprire quella voce dentro la sua testa.

La Margaret Thatcher che vediamo non è più una spietata conservatrice severa con sé e con gli altri, è un’anziana donna che lotta per il suo equilibrio mentale perché sente che il terreno della lucidità le viene progressivamente a mancare sotto i piedi. È una donna che nel difficile compito di disfarsi dei vestiti del marito entra in confusione, il contatto con quella stoffa apre di nuovo nella sua mente la strada ai ricordi: lei giovane (interpretata da Alexandra Roach) al fianco di un uomo che l’ha appoggiata in tutto e poi la lotta, i trionfi, i tradimenti, il ritiro dalla politica, tutto quanto per poi ritrovarsi sola a desiderare la visita del figlio che vive lontano.

The Iron Lady è un film sull’umanità, non sulla politica, sul potere forse e sulla solitudine alla quale tutti siamo destinati, a prescindere dalle grandi cose, discutibili e non che siamo riusciti a fare in vita.

Dopo aver già vinto il Golden Globe con la sua lady di ferro, Maryl Streep è stata candidata all’Oscar 2012 come miglior attrice protagonista.

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Un Commento

  1. Io adoro Meryl Streep!

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