L.I.E.

recensione di chiara giontella

regia: Michael Cuesta
sceneggiatura: Stephen M. Ryder, Michael Cuesta, Gerald Cuesta
produzione: USA 2001
interpreti: Paul Dano, Bruce Altman, Billy Kay, James Costa, Brian Cox, Walter Masterson
durata: 65’

Questo film è per gli amanti del cinema indipendente americano, di Harmony Korine, Larry Clark, Gregg Araki, Gus Van Sant e più in generale di un certo cinema sulla sessualità e solitudine adolescenziali, spesso a tematica queer.

Forse non sarà facile trovarlo (il dvd è però in vendita su amazon.com) ma se soddisfate il profilo tracciato nelle premesse lo dovete vedere, anche solo perché avete letto tante volte il nome del regista Michael Cuesta nei titoli di coda di roba che vi è piaciuta, faccio leva insomma anche sul vostro senso di gratitudine.

Il protagonista di L.I.E. è Howie (interpretato da Paul Franklin Dano, diventato più o meno famoso in Italia grazie al ruolo di fratello maggiore di Olive in Little Miss Sunshine, “i hate everyone”, ricordate?), un quindicenne che ha da poco perso la madre in un incidente stradale sulla Long Island Expressway (da qui l’acronimo del titolo), che vive con il padre, il cui unico interesse sembra essere quello di fare sesso con la nuova fidanzata. A Howie manca profondamente la madre e la cerca nell’unico angolo della casa non profanato dal padre, una scatola da scarpe con alcuni oggetti personali della defunta, tra i quali il suo profumo. È in questo contesto psicologico-familiare che Howie cerca di capire la sua sessualità, l’attrazione verso il suo migliore amico Gary (Billy Kay) lo trascina nella sua banda, prende parte così passivamente a una serie di furti nel vicinato. Una delle effrazioni commesse indirettamente e in modo discutibile salverà il ragazzo facendogli conoscere Big John (Brian Cox). Howie si ritrova infatti molto presto ancora più solo. L’FBI arresta il padre e il ragazzo rimane in una casa vuota. Gary scappa di casa lasciandolo nei casini. È in questa assenza di tutto che Big John il pedofilo gli fa da padre e confidente, gli permette di guidare la sua auto da sogno, lo incoraggia a parlare di poesia e della madre, lo abbraccia. Big John adesca ragazzini che si vendono nel parco, è stato l’amante di Gary. Nonostante sia un membro rispettabilissimo della comunità ha una collezione di immagini pedopornografiche ma è anche l’unico adulto vivente che mostra un vivo interesse per Howie e il suo destino; questo rende forse L.I.E. (in inglese bugia) un film cupo e pessimista.

La trama è un po’ debole alla Sundance (cosa che io tendo ad amare), la regia ripetitiva in alcuni punti è compensata da una recitazione molto convincente, i rapporti/non rapporti umani sono tratteggiati in modo delicato e un ampio spettro di sentimenti è restituito allo spettatore.

Se lo vedrete potrete scoprire perché il protagonista si ritrova ad un certo punto con tutti e due gli occhi pesti, quale poesia di Walt Whitman sia citata, per cosa altro sta il BJ della targa di Big John, come ama fare sesso il padre di Howie e forse vi scoprirete dispiaciuti per un pedofilo.

Trailer qui.

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