Guida galattica per autostoppisti

di Garth Jennings (2005)

recensione di nicolò favaro

“popolo della terra, un altro giro per tutti, offro io.”

“davvero il mondo sta per finire?”

“si.”

“ci dobbiamo stendere o mettere un sacchetto di carta in testa?”

“se vi va.”

“servirebbe?”

“neanche un pò.”

ti svegli una mattina come le altre, ma subito ti accorgi che c’è qualcosa che non va. quel qualcosa è un branco di buldozer pronti a distruggere casa tua. ti opponi, fai resistenza, ma ti viene spiegato che da li deve passare una tangenziale, e si sa, le tangenziali hanno la precedenza. poi il tuo migliore amico arriva trafelato e ti dice che ha brutte notizie per te. ottimo. ma d’altra parte “è giovedì, io li odio i giovedì” il tuo amico riesce a placare i demolitori con birra e noccioline e ti porta in un bar a parlare di cose serie. in realtà il tuo amico non è un essere umano, ma un alieno proveniente da un pianeta vicino a betelgeuse. ma tu non lo stai a sentire, hai in testa una tipa, conosciuta poco tempo fa ad una festa, trisha. la tipa ha fatto la stronza ma a te piace, molto. il tuo amico insiste che manca poco alla distruzione del pianeta, ma tu senti i buldozer che hanno iniziato a demolirti casa. corri, scappi verso la tua abitazione, ma ormai il peggio è avvenuto, casa tua non c’è più. in compenso una truppa di navi stellari vogon ha accerchiato il pianeta ed è pronta a farlo saltare in aria per far lasciare spazio ad una tangenziale spaziale. il conto alla rovescia inizia. per fortuna il tuo amico ti procura un asciugamano e chiede un passaggio.

“è una dura galassia, se vuoi sopravvivere qua fuori devi sapere dove è il tuo asciugamano.”

sei su una nave interstellare vogon, non ci capisci più nulla e tutto ciò che conoscevi è stato spazzato via dalla faccia dell’universo.

don’t panic

il caso vuole che la vita è più forte dell’incredibile, che tutto può accadere e che non c’è nulla di sicuro. dimensioni, apparenze, cognizioni. ogni cosa è mutevole a seconda del punto di osservazione. la guida galattica per autostoppisti è qui per aiutarti.

“ford?”

“si?”

“mi sento un divano.”

“so cosa provi”

un androide paranoico, una stronzetta che torna, un pianeta da trovare. un capodoglio che si manifesta nella ionosfera, passaggi ultradimensionali e un’arma che se la usi contro qualcuno come effetto ha il mostrargli il tuo punto di vista. il motore ad iprobabilità, il coltello laser che taglia e tosta il pane, la macchina che materializza le tue voglie. e poi capisci che non conta la risposta, ma la domanda. scopri che sul tuo pianeta non sei la forma di vita più intelligente, ma la terza. scopri che l’universo è vasto e che per fare politica un cervello è troppo, ne basta mezzo. scopri pianeti in cui è stato inventato prima il deodorante ascellare e poi la ruota e altri che recano semplicemente la scritta chiuso.

“effettivamente questo spiega un sacco di cose, era tutta la vita che avevo la strana sensazione che stesse accadendo qualcosa di grosso e sinistro nel mondo.”

“no, questa è normalissima paranoia. ce l’hanno tutti nell’universo.”

poi incontri dio. e scopri che ha un nome ridicolo e ha vinto un premio intergalattico per i fiordi norvegesi. è simpatico e quando ride grugnisce un po’. trovi l’amore e l’amicizia e accetti di perdere tutto. ma dopo ti viene un pò di fame, il tuo amico conosce un ristorante al termine dell’universo niente male. tutto sta nel trovare il termine giusto.

42.

guida galattica per autostoppisti nasce come radiodramma, poi diventa un libro, poi negli anni ottanta una serie televisiva ed infine nel 2005 un film, con sceneggiatura dello stesso autore iniziale e cioè il compianto douglas adams. il film arriva tardi e il povero duglas non fa in tempo a vederlo, ma è utile per far capire agli ignoranti come me che esiste un universo, un mondo creato da un folle, che come base ha la metafora e come apice l’ironia e la semplicità. nell’universo di adams tutto è relativo. non ci sono certezze ed è questo il bello. tanto sconosciuto in italia quanto noto nel mondo anglofono, questa maestosa opera (si parla di sei libri) tocca i numerosi cardini delle certezze umane per decostruirle e reinventarle. nel film, molto più dozzinale e approssimativo dei libri, il discorso viene confuso e alterato dalla poca durata, ma resta comunque un esperimento interessante che vi consiglio di vedere. se non altro per poi scoprire i libri, la poesia e l’ironia di un genio sconosciuto.

piccola nota a margine per i fichetti indie che dicono “si vabbè però è una stronzata” avete presente i radiohead? bene, paranoid android? ecco, si chiama Marvin e viene diretto dalla guida.

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