ENLIGHTENED

recensione di marta freddio

(prima stagione)

Forse a ognuno di noi è capitato di incontrare nella propria vita persone bizzarre, un po’ fuori dal comune, quelle persone che quando le incontri provi una sorta di imbarazzo non meglio identificato e non sai bene come comportarti. Le definisci persone eccentriche, svitate, persone un po’ fuori di testa e non pensi che invece potrebbero avere qualcosa in più, un punto di vista sulla realtà privilegiato dalla loro stramberia, potrebbero essere persone illuminate.

Ed è il caso di Amy Jellicoe, la protagonista della serie Enlightened, prodotta dalla HBO e andata in onda negli States lo scorso 2011, per la verità senza molto successo.

Amy è, o meglio dovremmo dire era, la executive del settore health and beauty per una grossa azienda di Los Angeles, una donna americana standard (almeno come ce le immaginiamo noi): ha alle spalle un matrimonio fallito, all’attivo un lavoro che l’appaga e anche un uomo come seconda possibilità per essere felice in amore. Peccato però che la sua seconda possibilità sia il suo capo e sia anche il marito di un’altra donna che lui chiaramente non vuole lasciare.

Questo è l’antefatto, la serie infatti si apre con un pianto in bagno a cui segue una scenata isterica. Amy, degna portavoce della tradizione donne scaricate che diventano stalker dall’insulto facile, ha appena scoperto che l’azienda l’ha ricollocata nel dipartimento Cogentiva, una sorta di purgatorio del lavoratore, pieno di gente sfigata finita a lavorare lì per aver sbagliato qualcosa.

Eppure la vera Amy non è quella isterica ed eccessiva che abbiamo visto litigare tre minuti fa con Damon. La vera Amy è quella che dopo mesi di riabilitazione in una comune simil hippy, simil new age su “qualche cazzata di auto aiuto spirituale”, ora vuole lasciarsi il passato alle spalle, riprendere il suo posto in azienda, riallacciare un civile rapporto con Damon, salvare il suo ex marito Levi dalla tossicodipendenza e costruire con la madre un rapporto basato sulla comunicazione.

Tra le altre cose si sente pronta anche per cambiare se stessa, il mondo e i suoi abitanti.

Le sue parole preferite sono cammino, luce, possibilità, meraviglia, saggezza e gentilezza.

A dare un volto a Amy è una splendida Laura Dern in versione psicopatica tendente alla giustizia illuminata, cercherà infatti di portare lo yoga e la meditazione in ufficio, di fare interiormente pace col suo amore finito in uno splendido monologo della sua voce interiore in comunione con la natura e cercherà persino di convincere la Abaddon, la sua azienda, ad introdurre al suo interno politiche che rispettino l’ambiente.

Dieci episodi di circa mezz’ora ciascuno bastano per affezionarsi a Amy, alle sue reazioni esagerate e ai personaggi che le ruotano intorno: una madre (Diane Ladd, vera madre di Laura Dern) apparentemente anaffettiva, che non presta nemmeno l’auto alla figlia, un ex marito (Luke Wilson) che vede un futuro soltanto nella droga e il triste Tyler (Mike White, insieme a Laura Dern produttori esecutivi della serie), suo vicino di scrivania in ufficio.

Per chi pensa di essere davanti all’ennesima commediola a puntate sulle sfighe di una donna si sbaglia di grosso, Enlightened è una serie tv che in modo divertente e leggero porta sullo schermo le riflessioni più intime della protagonista, le sue stranezze e le sue continue frustrazioni, e lo fa grazie anche all’uso della voce fuori campo che diventa stilistico poiché è questa voce a raccontarci in ogni episodio l’interiorità di Amy in netto contrasto la sua realtà.

Laura Dern ha vinto con questo personaggio il Golden Globe Award come migliore attrice per serie televisive. In attesa della seconda stagione, ricordate “Se si cambia ogni cosa è possibile”.

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