Homeland (S01)

recensione di chiara giontella

ideatore: Howard Gordon, Alex Gansa, Gideon Raff
regia: Michael Cuesta (5 episodi), Clark Johnson (2 episodi), Jeffrey Nachmanoff (2 episodi), Guy Ferland (1 episodio), Daniel Attias (1 episodio), Brad Turner (1 episodio), Tucker Gates (1 episodio)
interpreti: Claire Danes, Damian Lewis, Mandy Patinkin, Morena Baccarin, David Harewood
produzione: USA 2011
durata prima stagione: 12 episodi da 55′


Il sei febbraio il popolo italiano in possesso di Sky potrà iniziare a vedere legalmente su Fox la stupenda prima stagione di Homeland, per tutti gli altri c’è la pirateria, l’espatrio e gli spoiler della rete.

La serie è stata sviluppata per la televisione americana da Howard Gordon e Alex Gansa ed è basata sulla serie israeliana Hatufim, creata da Gideon Raff. Homeland è il prodotto più promettente del canale Showtime al quale sono però grata anche per United States of Tara, Dexter, Shameless, Californication e The L Word. Lo stupendo pilota di Homeland è stato affidato a Michael Cuesta (regista tra le altre cose di L.I.E. e di alcuni indimenticabili episodi di Six Feet Under) e contiene già tutti  gli elementi procura dipendenza: empatia altalenante tra le fazioni contrapposte (terroristi – Stati Uniti d’America), intrighi internazionali, torbido familiare, sesso, schizofrenia e sindrome post undici settembre. La credibilità e godibilità della trama e dello sviluppo narrativo è fortemente aiutata dai talentuosi protagonisti Claire Danes e Damian Lewis. La Danes interpreta Carrie Mathison, un’analista della CIA. Nicolas Brody (Damian Lewis) è un sergente dei marines che è rimasto prigioniero di al-Quaeda per otto anni; dopo essere stato liberato dall’esercito americano viene accolto in patria da eroe nazionale ma sospettato da Carrie Mathison fin dall’inizio. L’agente della CIA lo ritiene infatti affiliato a uno dei terroristi più pericolosi in circolazione e ne sarà ossessionata a livelli patologici. La moglie del Marine (interpretata dalla bellissima Morena Baccarin) rassegnata all’idea che il marito non tornasse più a casa ha una relazione con il migliore amico di Brody, relazione di cui la figlia è a conoscenza; tutto ciò è un ottimo motore di tensione, antipatia e sofferenza. Tutti i personaggi dei dodici episodi della prima serie sono fondamentalmente soli, sposati alle loro cause e con visibili cicatrici interiori ed esteriori. Spiare il nemico, amare e odiare il nemico tra paranoia, pericoli reali e voyeurismo spinto. Apprezzabile il non avere incluso scintillanti eroi senza macchia, apologie della tortura come mezzo per ottenere informazioni e vincitori morali assoluti.

Piccola controindicazione della serie: non riuscire a smettere di dire Allah akbar.

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