Mr Nobody

di Jaco Van Dormael. (2009)

recensione di francesca chiappalone

Quante volte, facendo una scelta differente, avremmo cambiato la nostra vita? Pensateci.

Un pranzo fuori invece di restare a casa, quel concorso a cui poi non abbiamo partecipato, la ragazza alla quale non siamo riusciti a dire nemmeno ciao e che poteva essere la cosa più bella, se solo fosse capitata. Un treno che dovevamo prendere, ma forse anche no.

Le decisioni dovrebbero comportare delle esclusioni. Varchiamo la soglia di casa e al diavolo la cotoletta surgelata, mandiamo il nostro ultimo video a un concorso, tiriamo fuori le palle, le diciamo ciao e vediamo se è davvero lei la cosa più bella o era meglio l’altra biondina.

Evidentemente, al regista Jaco Van Dormael, questa cosa dell’esclusione non gli piace proprio. Forse la vive come un’ingiustizia, questa eliminazione delle possibilità, e allora decide di fare a modo suo, sebbene solo nella finzione, e di stravolgere questo meccanismo.

Lo fa senza preoccuparsi della coerenza, della logica, dei canoni realistici ed è proprio grazie a questo che la storia di Mr Nobody, anzi le storie, fanno entrare lo spettatore in un viaggio che è vortice senza regole, sogno, riflesso, realtà che è anch’essa sognata. Non risparmia nulla, presente, passato, futuro ed ogni loro curva possibile.

Nemo Nobody, ultimo mortale in un futuro dominato da una nuova stirpe di umani immortali, racconta la propria storia a un giovane giornalista e questa è una delle poche convenzioni classiche di cui il regista fa uso prima di accelerare e teletrasportarci nel groviglio di vite che costruisce intorno al suo personaggio. Lì, tra quei salti temporali, ogni ipotetica esistenza diventa vera, pesante, con un odore, un amore, una macchina da lavare. Nemo racconta e ciò che dice viene contraddetto dalle immagini che seguono, perché se possono esistere insieme l’irreversibilità delle nostre scelte e la loro inversione, allora possono anche esistere tre amori, pesci che ci guardano con l’acquolina in bocca, incidenti spettacolari, catastrofi e certamente può esistere una stazione che si chiama Chance.

Un film lungo, disordinato, irrispettoso delle leggi fisiche e cinematografiche, un film dove non c’è senso della misura, dove gli ambienti sono folli, straordinari, e gli attori (primo fra tutti Jared Leto) seguono in maniera impeccabile la fantasia visionaria del regista. Un film che stimola anche un po’ d’invidia, di quella sana, perché “finché non si sceglie tutto resta possibile”. Pensateci.

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Un Commento

  1. Francesco prestia

    Infatti…..

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