American Horror Story

recensione di nicolò favaro

l’horror mi piace, devo ammetterlo. c’ho passato la mia adolescenza, tra dylandog, nightmare e spaventi vari. ho visto e letto abbastanza in questo campo e l’idea di una serie che ripercorresse (fin dal titolo) queste tradizioni non mi dispiaceva affatto. qui si parte veramente dall’ultra classico: una famiglia con gravi problemi relazionali si trasferisce a Los Angeles in una casa all’apparenza perfetta ma che in realtà nasconde torbidi segreti e inconfessate efferatezze. padre psicologo, madre depressa e figlia disturbata sono trascinate in una voragine di sangue e spaventi dagli abitanti che infestano la casa. questi fantasmi, alcuni cattivi, altri benevoli sono tutte persone morte all’interno della casa degli orrori, mentre il personaggio più inquietante non è un morto ma la vicina di casa impicciona e maledetta. citazioni a non finire e trame che procedono per accumulo puntano tutto sulla paura di situazione e non sullo splatterone con alterni risultati. la prima puntata è grandiosa. fa paura e sul serio. una regia nervosa, una colonna sonora da paura (devo aggiungere “in tutti i sensi”?) attori credibili e Jessica Lange.  anche il montaggio sopra la norma, così come la storia, non originale ma raccontata molto bene. ti sembra che ci siano degli errorini qua e là ma gli orrori li sovrastano e non ci fai caso. la seconda puntata cominci a notarli un po’ di più, la storia aggiunge personaggi e drammi troppo in fretta, ma ancora resisti. dalla terza in poi inizia un declino orribile.  i vari registi che si alternano non reggono il ritmo, quelle che potevano sembrare incertezze nella sceneggiatura diventano baratri, i personaggi mutano in macchiette e Jessica Lange… Jessica Lange tiene botta. personaggi che vengono introdotti e fatti fuori senza un vero perchè, alcuni solo abbozzati, altri descritti proprio male. dopo un pò la cosa più divertente diventa cercare di capire quale film si sta citando. coraggiosa ma ridicola a volte la scelta di trattare temi sensibili della storia recente e passata americana (stragi nelle scuole, cliniche clandestine di aborti, cocaina tra i giovani, raggiungimento della notorietà tramite la cronaca nera), ma a differenza dell’horror vero, cioè illustrare la realtà esasperandola, questo sembra più un mezzo che un fine narrativo.

se si fa una media di tutti e dodici gli episodi, la sufficienza è lontana, giù in cantina. e comunque conferma un fatto: è difficile trattare l’horror serialmente in tv. non ci sono riusciti con Walking Dead, hanno fallito con True blood e si sono impantanati con questo scialbo AHS. prima o poi ci sarà una bella serie davvero paurosa, ma per ora questo rimane uno dei pochi generi ancora superiore al cinema che sul piccolo schermo.  forse perché i brividi sono più freddi se li senti fuori casa.

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