Agora

 di Alejandro Amenábar

recensione di nicolò favaro

“Non dimenticare la sua triste condizione, è una donna.”

scienza vs politeismo vs cristianesimo vs ebraismo vs uomo vs donna. ecco, il film si potrebbe riassumere così se di mezzo non ci fossero centinaia di altri conflitti. mettiamo subito in chiaro una cosa, questo è un film a tesi, sin dal titolo, a cominciare dalla prima inquadratura fino ai titoli di coda. perciò si porta dietro tutti i pregi ed i difetti di un film fatto per confermare un’idea, scegliendo più punti di vista ma presi tutti ad avallare un’unica teoria, ossia che ogni religione è una forma di superstizione, illogica e dannosa,  e la scienza è l’unico principio cui l’uomo può fare affidamento. detto ciò il film inizia proprio male, siamo ad alessandria d’egitto, nella biblioteca, ma sembra di essere alla lezione di un college di un teen movie americano, bene che va nell’attimo fuggente, con professoressa d’avanguardia che spiega il senso della vita ai suoi discepoli. malgrado ciò la storia prende, e man mano l’attualizzazione lascia spazio alla ricostruzione storica e tutto scorre via più liscio. la Weisz è credibile e molto efficace, decisa nel suo essere insegnante e tenutaria di sapere, insicura e fragile quando propone le sue teorie scientifiche.  il contorno è vario e disparato e ci sono alcune trovate registiche veramente notevoli (inquadrature dall’alto perpendicolari al terreno, simboliche quanto si vuole, ma efficaci nella loro messa in scena). i personaggi di contorno sono numerosi e sfaccettati, bravi tutti gli interpreti. fa uno strano effetto vedere i cristiani che attaccano, depredano e distruggono al grido di halleluya!, un effetto necessario per chi ora ha gli occhi chiusi. se ci fosse stata mezz’ora in meno, uno stile più asciutto e avessero evitato qualche facile banalità ad effetto ne avrebbe certamente giovato il film, ma d’altra parte stiamo parlando di Amenàbar.

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Un Commento

  1. Misuzu

    Io invece ho trovato ottima questa pellicola.
    C’è tutto quel che ci dovrebbe essere, attimi più intensi e attimi più frivoli ma secondo me si incastrano perfettamente nel puzzle, e quindi il film è riuscitissimo e senza quei suoi “difetti” non avrebbe reso quanto con essi.

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