un passo incerto (una storia grottesca)

di fabio torrico (2/2)

Poco meno che incredula, mentre rifletteva in merito a quale (severa) punizione avrebbe concepito per Alberto quando lo avesse trovato, si diresse verso lo scalone che conduceva al piano superiore, percorrendo i gradini quasi a balzi, per scaricare, tramite quel gesto, la collera che si era impossessata di lei.
Fu proprio questo stato emotivo a far si che non si comportasse con l’adeguata cautela, provocando un odioso incidente : uno degli scalini, più bisognoso di restauro degli altri, cedette parzialmente sotto il suo seppur modesto peso ed una acuminata scheggia lignea penetrò in profondità nel calcagno.
Maria gridò, contorcendosi per l’acuto dolore e fu solo per un prodigio se, a causa delle convulsioni di cui era preda, non cadde rovinosamente all’indietro.
Ma il dolore aveva un pregio : in un istante, la rabbia scomparve, cedendo di colpo il posto ad una calma quasi innaturale, poco meno che assoluta.
Maria abbassò lo sguardo e vide, senza stupirsi, un rivolo di sangue scuro percorrere i gradini nella direzione opposta a quella che si era prefissata lei.
Rapidamente si tolse la giacca, e poi il gilet, infine, dopo essersi seduta come la ferita le permetteva, strappò un lembo della camicia di cotone che indossava (che fortuna che nella vita privata fosse una ragazza “pratica” che aveva in odio gli indumenti leziosi e le scarpe con il tacco alto) e tentò di ricavarne una benda da stringere attorno alla caviglia per cercare di contenere l’emorragia.
Maria adesso zoppicava vistosamente, ma la ferita che inizialmente le era parsa molto grave si rivelò essere compatibile con la deambulazione, e anche la perdita di sangue andava poco a poco diminuendo.
Fu così che, senza eccessivo patimento, si ritrovò laddove sarebbe voluta essere, ossia sulla sommità dello scalone che dava accesso al piano superiore.
E qui ebbe la seconda sorpresa di quella bizzarra mattinata : una cappella.
Una cappella privata, molto spartana, con un confessionale addossato alla parete di sinistra, due file parallele di panche, un piccolo altare ligneo dietro il quale campeggiava, a malapena illuminato dalla luce solare che filtrava tra le intercapedini delle assi ancorate alla meno peggio alle grandi finestre, un dipinto di grandi proporzioni raffigurante San Cristoforo Cinocefalo, avvolto nella veste porporina, con la testa di lupo rivolta verso occidente.
Maria stava progressivamente abituandosi al dolore e a quell’inattesa visione quando, vagando in cerca di una panca ove accomodarsi, notò che in fondo alla stanza un’altra rampa di scale, identica in tutto e per tutto alla prima, si dipanava nella penombra verso i piani superiori.
Sul momento pensò solo a trovare la posizione più confortevole ed a tenere il piede più in alto rispetto al bacino, poi si ricordò, di colpo, che almeno a quanto sapeva lei ed a quanto appariva osservandola dall’esterno, Morning House aveva soltanto due piani.
Ed allora come giustificare la presenza di quei gradini che si avvitavano, concreti come la luce del sole stesso, verso luoghi forse poco compatibili con la geometria euclidea?
Di certo in altre circostanze questa domanda avrebbe costituito un rovello per la lucida mente analitica di Maria, ma adesso se ne curava assai poco, la sua unica priorità era quella di ritrovare il suo Alberto ed uscire da quell’edificio, per non farvi più ritorno.
Lo desiderava così ardentemente che si era di già ripromessa di non rimproverarlo quando si fossero incontrati, ma di abbracciarlo forte invece.
E con questa intenzione scolpita nel cuore, si fece forza, avviandosi a percorrere la seconda, implausibile, rampa di scale.

Nel mentre Alberto, nel salone vicino all’ingresso, era intento ad esaminare un bizzarro, quasi monolitico oggetto, avente la forma di un parallelepipedo rettangolo, con gli spigoli rinforzati da spessi elementi metallici …
D’improvviso udì un rumore, simile ad uno schiocco, o forse al gesso sulla lavagna : si voltò, per chiedere a Maria che cosa fosse stato, ma lei non c’era.
La chiamo, prima con tono giocoso, poi più forte.
Nulla.
Dall’esterno, non traspariva alcun che e Morning House appariva come una vecchia, quieta signora che giunta al tramonto dei suoi anni si sia adagiata in un angolo, nella serena attesa della fine.
Ma passando vicino alle finestre, o alla porta di ingresso, se si fosse fatto abbastanza piano, si sarebbe potuto forse percepire un rumore flebile, ovattato, come il suono d’un passo, incerto, sul parquet. (fine)

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