ascoltare e vedere

di giorgia gigìgaggiò

Ho ricercato in queste ore i tentativi fatti dall’umanità fino ad oggi, più o meno scientifici, di correlare la sensazione uditiva della musica con quella visiva della pittura e dei colori .
All’inizio la questione venne sollevata da parte dei teorici della musica, che tentarono una “fusione” tra musica e colore cercando di creare uno strumento che permettesse la formazione di colori durante l’esecuzione di note musicali . Naquero così esperimenti che meritano mensione come il clavicembalo oculare, che doveva avere la capacità di dipingere i suoni con i colori ad essi corrispondenti, in maniera tale che “un sordo potesse gioire della bellezza di una musica tramite i colori ed un cieco potesse giudicare dei colori tramite i suoni” , e un organo a colori che permetteva di suonare avendo una corrispondenza visiva con luci colorate proiettate tramite la retro illuminazione di vetri colorati azionati dai martelletti dell’organo.
Il connubio musica-colore è stato interpretato anche partendo dall’immagine: assegnare alla pittura una dimensione temporale come quella della musica. Anche in questo ambito ci fu in Europa un fiorire di esperimenti e voli pindarico-teorici. E così sono tanti, beati loro, quelli che si sono guadagnati il pane passando la vita a sperimentare la possibilità di VEDERE la musica e di ASCOLTARE le immagini. Esiste una partitura (La mano felice, Arnold Schönberg) che riporta specifiche indicazioni di colori da proiettare su uno schermo in rapporto allo scorrere della musica. Così come esiste una pittura strettamente relazionata alla musica come quella di Wassily Kandinsky che nel libro Lo spirituale nell’arte, tentò di costruire una teoria dell’armonia in pittura, analizzando l’effetto che i colori esercitano sullo spettatore : “Poiché il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso sull’anima, si può dunque indirizzare l’arte pittorica del futuro nell’uso del colore come suono e ripartire la pittura in composizioni semplici (o melodiche) e complesse (o sinfoniche). L’idea di Kandinsky era quella di un’arte in cui la compresenza dinamica di mezzi diversi (il colore, il suono, il movimento) avrebbe consentito le vibrazioni interiori profonde capaci di far risuonare in vari modi l’anima del fruitore.
Ma tutto questo materiale sperimentale e a tratti comico, se da un lato è stato uno stimolo al superamento di taluni canoni estetici, non ha prodotto, negli anni che si sono susseguiti, nulla che non esistesse già in precedenza. E cioè MUSICA e IMMAGINI.
La vera correlazione tra questi due elementi sta solo nella percezione di chi la produce e di chi ne fruisce. Il piacere che deriva dall’ascolto di una melodia o dalla visione di un dipinto che ci piacciono resta nella nostra memoria come un evento piacevole e che ci ha arricchito interiormente. Nella creazione di una composizione musicale o di un opera pittorica concorrono le medesime ragioni umane. L’introspezione, l’amore per la bellezza e l’armonia, l’acuta sensibilità nella percezione del mondo e degli eventi che lo animano e il bisogno di palesare la lettura e il vissuto sensoriale e immaginifico che ogni artista deve ad ognuno di questi elementi sono all’origine del bisogno di creare qualcosa che possa rappresentarlo.

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