cinema verite

di robert pulcini & shari springer berman

articolo di nicolò favaro

nell’avvolgente film per la tv cinema verite (prodotto da HBO) il confine tra reale, realistico e finzione è abbattuto. sarà perchè i registi vengono dal docunentario, sarà perchè parla del primo reality della storia della televisione (an american family), fatto sta che durante la visione per più di una volta ci si chiede cosa si ha davanti. filmati di repertorio, fiction, ricostruzioni storiche, tutto è preso e frullato insieme in un continuo omogeneo ed indistinto. proviamo a fare chiarezza: la storia parla di una famiglia americana che viene seguita da una troupe televisiva per oltre dieci mesi, la storia parla di un regista che ha inventato il reality show a sua insaputa, la storia parla dell’evoluzione della televisione, la storia parla della storia d’america in un periodo ben preciso, l’inizio degli anni ’70.  diane lane (splendida, bravissima) è la madre della famiglia e la donna americana post sessantotto, consapevole, colta, determinata. tim robbins (viscido, fastidioso, bravo come al solito) il capofamiglia pre 68, all’apparenza moralista e dinamico, sotto sotto un ignorante fedifrago affarista. i loro figli sono confusi e vivaci, figli bene di una borghesia stanca e afflitta. uno di loro è gay e non lo sa, gli altri vivono le loro età con innocenza e spirito di avventura. la troupe che li segue pian piano inizia a diventare parte integrante della famiglia e si fa scrupoli nei momenti più tesi o privati. gandolfini (enorme, mefistofelico, incredibile e credibilissimo) è il regista dello show ed è senza pudori, ma umano e sensibile. non vi sto a raccontare la trama, quello che colpisce di questo film è il fatto di non essere un film, infatti è un film per la tv che parla della tv, ma si intitola cinema verite. la colonna sonora è da paura, spesso diegetica e la fotografia passa da moderna a realistica a repertorio a ricostruita, senza che nemmenno te ne accorgi e spesso in campo c’è strumentazione d’epoca (camere, microfoni, mixer ecc ecc). unica nota leggermente stonata è la suddivisione in capitoli, abbastanza didascalica ma funzionale alla narrazione. il lento disfacimento della famiglia in questione è costante ed inevitabile, facile da paragonare ad un’america ancora scossa da guerre ed omicidi di stato. una perdita d’innocenza senza scampo, vera come la finzione e finta come la tv.  breve nota sul personaggio di gandolfini “craig non cercava una famiglia perfetta, ma una famiglia perfetta per il suo scopo” ecco, in fondo non è quello che fa ogni regista con la sua troupe ed i suoi attori? insomma ve lo consiglio, soprattutto se odiate i reality, siete fissati con i metatesti e venerate la HBO.

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  1. fresne

    Finisce in modo frettoloso..

  2. forse hai ragione. (come ci hai trovato? ancora non abbiamo pubblicizato il wd in nessun modo!)

  3. fresne

    tra le tag cinema

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