Winter is coming

(ovvero perché l’inverno quest’anno è arrivato l’undici novembre)

Cosa ci fanno un nano, una regina ninfomane e decine di zombie surgelati nella stessa serie televisiva?
L’undici undici undici (per gli amici 11/11/2011) è uscito in Italia su Sky cinema Uno una serie televisiva Hbo coi controcazzi. Tanto per fare chiarezza, i geni del marketing italiano l’hanno chiamata Il trono di spade titolo della prima metà del primo libro de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco. Nel resto del mondo hanno lasciato il suo titolo originale cioè Game of Thrones così come avevano lasciato il primo volume integro e non squarciato a metà. Tolte tutte queste meschinerie, Game of Thrones è e rimane il più bel prodotto televisivo dell’anno, checché ne dicano i sapientoni degli Emmy (dove ha portato a casa solo due riconoscimenti, miglior sigla e miglior attore non protagonista). Ma di cosa parla Got (sempre per gli amici)? Siamo nel mondo immaginario creato da Gorge R.R. Martin (dove R.R. sta per “Tolkien è il mio Dio”) composto da sette regni unificati e retti da un re in disfacimento, tale Robert Baratheon primo del suo nome, che ha bisogno di un nuovo primo consigliere (hand of the king) dato che il predecessore è morto in circostanze misteriose. Il panciuto e volgare re, tanto glorioso un tempo quanto ora laido e trombereccio, non sapendo a chi rivolgersi chiede aiuto ad Eddard Stark, lord di Grande Inverno, suo vecchio amico e compagno di rivolte, per la guida del regno. Direte voi, e il fantasy? Il fantastico è lasciato ai margini del regno: a nord, oltre la Barriera, dove stanno prendendo forza delle creature misteriose dette Estranei (almeno così li chiamano nel libro, non so come diavolo lo tradurranno) e a sud, nelle terre libere, dove i figli del re deposto da Robert si stanno organizzando per risalire al trono aiutati da una tribù nomade, i Dotraki, e (spoiler) da tre uova molto grosse e un sacco fiche che presto riveleranno tutto il loro potere. A parte la storia, che è ben articolata e tanto potente quanto appassionate, quello che colpisce di Got è la fluidità della narrazione, i caratteri dei personaggi e la crudezza con la quale vengono trattati sia sesso che violenza. Non c’è scrupolo, non c’è pietà, non c’è redenzione. I cattivi vincono quasi sempre anche perché i buoni non ci sono. Tra teste mozzate, incesti spinti e creature diaboliche, il mondo di Martin prende vita subito, fin dalla prima puntata, fin dai fantastici titoli di testa (degli stessi autori della indimenticata sigla di Carnivale) dove vengono illustrati, con dovizia cartografica, i luoghi della serie. Si è subito coinvolti in un turbinio di microstorie volte a scatenare un inferno sulla macrostoria. In America l’hanno definita “i Soprano nella terra di mezzo” e il paragone sembra azzeccato. Quindi tenetevi forte, accomodatevi sul divano con un bel cosciotto di cinghiale ed un corno di birra e preparatevi ad essere spettinati dalla più costosa serie televisiva mai prodotta (oltre cinquanta milioni di dollari). E ricordate “Winter is coming”. (venerdì nove le ultime due puntate della serie su sky cinema 1 e dal 7 maratona di quattro episodi alla volta su cinema max in prima serata)

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